Persone introverse e comunicazione: consigli per freelance che temono di mostrarsi

Scrivo questo articolo al termine di una sessione di coaching con una professionista estremamente competente e capace, con una caratteristica comune a molte persone che si rivolgono a me: è una persona introversa. Oggi abbiamo affrontato insieme il grande scoglio per cui mi ha contattata, cioè, la comunicazione sui social. Durante la prima sessione, quando le ho chiesto quali fossero i suoi obiettivi – è la domanda con cui inizio sempre i miei percorsi – mi ha risposto così:

“Sono qui perché so che devo aprire un canale social per farmi conoscere, ma sono bloccata. Al solo pensiero di pubblicare un post su Instagram, sento il cuore battere più forte. Non parliamo di LinkedIn, lì è pieno di uomini che vogliono insegnarmi come stare al mondo. Sui social vince chi urla di più e io sono una persona introversa e schiva. Non voglio buttarmi in piazza e sgomitare per vendere i miei servizi…. E poi non ho niente da dire!”

Be’, è una dichiarazione forse un po’ caustica ma, ragazzi, quanto è autentica!

E tu? Ti ci ritrovi?

Se la risposta è sì, sei in ottima compagnia!

Noi persone introverse – mi ci metto anch’io, anche se spesso mi dicono che non sembrerebbe 😊 – fatichiamo non poco a dire la nostra, proprio perché il mondo intorno a noi tende a premiare chi grida di più.

“La diffidenza con la quale l’estroverso guarda al mondo interiore, è pari a quella con la quale l’introverso guarda al mondo esteriore.” Carl Gustav Jung

In questo articolo, voglio parlarti della comunicazione per freelance introversə, dal mio punto di vista di business coach, che accompagna freelance e persone in transizione lavorativa a costruire un business allineato a loro.

E quindi un business – e una comunicazione – che facciano leva sui punti di forza (i superpoteri) delle persone introverse.

Il “superpotere” delle persone introverse è la chiave per emergere in un mondo costruito per gli estroversi

Nel suo TED Talk Il potere degli introversi, Susan Cain racconta di quando, da ragazza, arrivò al suo primo Summer Camp con una valigia piena zeppa di libri: li immaginava come i suoi compagni di viaggio per quella vacanza. Lo spirito del camp, però, era tutt’altro. Chiassoso, animato, addirittura un po’ pompato. Insomma, non proprio il luogo ideale per un’introversa come lei.

Cain racconta che i libri rimasero chiusi sotto il letto e che, nonostante i suoi tentativi di omologarsi, si sentì per tutto il tempo un pesce fuori d’acqua. E anche un po’ in colpa.

Capita anche a te?

A me è successo spesso di sentirmi fuori posto, soprattutto in passato.

Da persona introversa, ho letto con molto interesse la storia di Susan Cain (che nel tempo è diventata una nota scrittrice e, potremmo dire, la madrina delle persone introverse).

Quando Cain ha capito di non essere sbagliata, l’introversione è diventata il suo Superpotere. Ne ha fatto una ricerca, un progetto e una serie di bestseller tradotti in tutto il mondo. In Italia è edita da Bompiani e il suo classico “Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare” (2013) è davvero ispirante. Ti consiglio di leggerlo e di guardare anche il suo TEDTalk.

Ciò nonostante – ci tiene a precisarlo – buona parte del mondo è progettata per gli estroversi. Quindi il suo non è stato un percorso immediato.

“Il mondo è pieno di introversi: li vediamo, anche se non li sentiamo. A volte ci disturbano, con la loro reticenza. Altre volte ci affaticano, perché cedono sempre il passo a noi. Altre volte ancora li apprezziamo, perché sembrano innocui.” – Susan Cain

Diciamocelo, essere introversə in un mondo pensato per chi grida di più richiede un certo adattamento e anche il coraggio di uscire dalla propria zona di comfort e comunicare.

Vale per tuttə e a maggior ragione per chi è freelance e ha capito che non basta fare bene il proprio lavoro per vivere, soprattutto quando si ha un business.

L’introversione non è un problema, anzi

Forse stai pensando che l’introversione – soprattutto in questo momento storico… – sia un problema. Invece, secondo la mia esperienza, può diventare il tuo vero asso nella manica. Perché, come si dice nel Personal Branding:

Ciò che ti dimentichi di te, che dai per scontato, che tu non diresti mai, che consideri quasi una mezza sfiga, quella è la tua proposta differenziante.

Quindi non ti dirò come smettere di essere introversə, ma come iniziare a usare quello che sei per comunicare meglio, lavorare meglio e realizzarti.

Partiamo da qui, anzi, partiamo da una definizione semplice per poi capire come fare della tua introversione un fattore differenziante per il tuo business da freelance.

Introversione ed estroversione: cosa sono e differenze

Introversione ed estroversione sono due attributi neutri.

Non c’è un meglio o un peggio: è come avere gli occhi azzurri o castani. La differenza non riguarda tanto l’essere timidi o disinvolti, come spesso si tende a pensare, ma nel modo in cui rispondiamo agli stimoli.

Se sei estroversə, avrai continuo bisogno di sollecitazioni e impulsi dall’esterno.

“L’estroverso è capace di godere in modo piacevole e vivo; talora è un allegro compagnone, talora un esteta pieno di gusto. Nel primo caso i problemi della vita dipendono da un pranzo più o meno buono, nel secondo sono una questione di buon gusto.” Carl Gustav Jung

Se sei introversə, ti ricaricherai più facilmente in solitudine, con attività che da fuori potrebbero sembrare asociali: leggere, scrivere, riflettere, stare nel silenzio.

“Per gli introversi star fuori li induce a consumare energie, quindi hanno bisogno di ricaricarsi in un ambiente calmo.” Sophia Dembling

Carl Jung, che per primo ha sistematizzato questi concetti, ne parlava non come patologia, ma come modo di relazionarsi col mondo esterno. Introversione ed estroversione sono quindi caratteristiche e non esistono in forma pura: una persona può oscillare dall’una all’altra, anche a seconda del contesto.

Hanno però un impatto sul nostro modo di comunicare, soprattutto online.

Le sfide comunicative delle persone introverse: paura di esporsi, dell’autopromozione e della superficialità

Partiamo da quello che a noi persone introverse non piace o che non ci riesce proprio benissimo:

  • Le situazioni sociali… o ad alta “socialità”
    Riunioni caotiche, networking in piedi con calice in mano ingessatə in un completo da lavoro, conversazioni di gruppo dove tutti parlano sopra tutti: sono contesti che per un introversə hanno un alto costo energetico. Non impossibili da affrontare, ma faticosi. Infatti, di solito, chi propende per l’introversione ha bisogno di un bel po’ di silenzio per recuperare (è il mio caso, per esempio) e preferisce contesti più intimi: una cena tra amici, una passeggiata in compagnia, visitare una mostra con pochi conoscenti.
  • Il rifiuto dell’autopromozione
    È forse la sfida più rilevante nel contesto professionale. Parlare dei propri successi e dire apertamente “questo lo so fare e lo so fare bene” può risultare innaturale per chi preferisce che sia la sua competenza a confermare il suo valore. È un argomento centrale per moltə professionistə che affianco e che ho trattato spesso nei miei articoli, a proposito di sindrome dell’impostore e di personal branding per freelance.
  • La paura di essere fraintesə
    Anche questa è una compagna di viaggio frequente tra chi è introversə. C’è chi pensa molto prima di parlare – ci torna sopra, soppesa, considera il punto di vista da più angolazioni – e poi magari si esprime in modo sintetico, o non si esprime affatto, temendo che le parole non rendano giustizia alla profondità del pensiero. E c’è chi, invece, non teme di dire la sua, ma per paura di scivolare nella banalità approfondisce e scandaglia, risultando un po’ troppo per quelli che preferiscono una chiacchierata superficiale.

E poi c’è quella frase. Quella che moltə di noi introversə hanno sentito almeno una volta:

“Dai, non essere pesante…”

La paura di sembrare troppo pesanti…

“Sei proprio pesante…” oppure “Ecco, di nuovo una delle tue uscite. Sai che sei pesante?”

Quante volte te l’hanno ripetuto?

Ma nella maggior parte dei casi quella pesantezza è solo un altro nome che gli altri danno alla nostra profondità e alla curiosità che ci contraddistingue. Perché a noi introversə piace andare a fondo: nelle cose, nelle relazioni e nelle parole.

La differenza è tutta lì: la pesantezza appiattisce, la profondità amplia.

Una chiude, l’altra apre. Una scarica addosso agli altri, l’altra va a fondo per cogliere nuove sfumature.

E questo, credimi, è davvero un superpotere 😉

Poi, chi ha detto che la profondità non possa anche essere leggera?

“Pensare troppo” è faticoso e può essere limitante, ma porta con sé anche una ricerca di senso e una profondità rara. Noi introversə coltiviamo un mondo interiore ricco e la volontà di entrare in punta di piedi nelle relazioni e nelle vite degli altri. È vero che a volte questo ci blocca, ma è anche un segno di cura e rispetto, per ciò che facciamo e per le persone a cui ci rivolgiamo.

Queste difficoltà le ritrovo spesso nelle persone con cui lavoro.

Persone capaci, competenti, con una solida formazione alle spalle.

Eppure, qualcosa le blocca ogni volta che si tratta di comunicare chi sono e cosa sanno fare. E quel qualcosa non è l’introversione in sé.

È la convinzione che l’introversione sia un limite.

Non lo è.

I punti di forza nella comunicazione delle persone introverse

Ribaltiamo la medaglia e guardiamo ai lati positivi dell’introversione:

  • L’ascolto attivo
    È una delle competenze comunicative più rare ed è anche un tratto comune a molte persone introverse. Cogliere sfumature che agli altri sfuggono, ascoltare con intenzione e profondità è un fattore differenziante. In un’epoca come questa, in cui tutti sembrano voler parlare e pochissimi ascoltare, è una risorsa enorme.
  • Il pensiero profondo e riflessivo
    Porta a una comunicazione più ponderata, sentita e oserei dire anche più precisa. Una persona introversa raramente dice cose a caso. Quando parla, ha già elaborato a lungo. Quello che agli occhi di chi si accontenta della prima impressione può sembrare lentezza è in realtà una forma di rispetto, verso l’interlocutore e verso l’argomento della conversazione.
  • La comunicazione che passa per la parola scritta
    Il testo è spesso il territorio naturale delle persone introverse. La scrittura permette di pensare, di tornare, di correggere e di trovare la parola giusta. Non c’è la pressione del momento, non c’è l’occhio dell’altro che aspetta una risposta immediata. E-mail, newsletter, articoli, post riflessivi su LinkedIn: sono tutti canali in cui un introversə può esprimersi con una qualità che nella comunicazione verbale immediata – o in un reel per i social – fatica a emergere. Be’, penso che non sia un caso se il mio canale di comunicazione preferito è proprio la newsletter: è certamente lo spazio in cui mi sento più a mio agio. 😊
  • L’intelligenza emotiva
    Da brave osservatrici, le persone introverse analizzano il contesto e chi le circonda. Per questo, spesso, percepiscono le emozioni degli altri con grande sensibilità e sanno adattare la comunicazione di conseguenza. Captano tensioni, sfumature, non detti. L’intelligenza emotiva – se riconosciuta e coltivata – è una competenza professionale e relazionale di alto valore in tutti i contesti, compreso quello del lavoro freelance.
  • La capacità di stare bene in solitudine (e di nutrire la creatività)
    La capacità di stare da solə, con sé stessə, senza cercare continuamente stimoli esterni, è utile anche nelle difficoltà: stare nel disagio, senza fuggire immediatamente verso la prossima distrazione aiuta coltivare la propria centratura. Certo, non bisogna esagerare, ma la solitudine a piccole dosi aiuta noi introversə a riconnetterci con noi stessə, favorisce la creatività e la chiarezza. L’introversione alimenta la riflessione e la riflessione alimenta la creatività. Infatti, molti dei pensatori, scrittori, artisti e innovatori più influenti della storia erano introversi dichiarati!

E tu, ti riconosci in questa lista di pro?

Sono tutti punti di forza che ti torneranno utili nell’attività freelance e nella comunicazione con i tuoi clienti e collaboratori. Vanno solo messi in pratica.

Come mi piace ripetere, serve sapere unire l’essere al fare.

Per un introversə, l’essere è già ricco. Si tratta di imparare a portarlo fuori 😉

Come migliorare la tua comunicazione senza snaturarti, se sei una persona introversa

Uno degli errori più comuni che noto tra professionistə e freelance intrroversə è il tentativo più o meno conscio di cercare di correggere la loro introversione: diventare più estroversə, più socievolə, più rumorosə.

È solo uno sforzo enorme che produce risultati poco credibili, soprattutto ai loro occhi.

E poi, il personal branding più efficace parte proprio da chi siamo!

A ogni uomo è concesso conoscere sé stesso ed essere saggio. Eraclito

Parti da chi sei, da cosa vuoi per te e dalla tua idea di successo

C’è un proverbio che mi piace molto e che dice: “Se non sai dove stai andando, finirai in un altro posto”. Nel caos che stiamo vivendo oggi – parlo della situazione mondiale – il rischio di perdere la rotta è alto. Non possiamo prevedere il futuro ma, come business coach, so che esiste una bussola infallibile e che può guidare le nostre scelte: il nostro “personale”.

Il personale – cioè chi sei e cosa vuoi davvero – è lo sguardo con cui vedi le cose, sono i valori che ti muovono e la posizione da cui guardi il tuo lavoro.

Per costruire un business e una comunicazione che non ti facciano sentire artificiosə, ti consiglio di partire da due concetti fondamentali che spesso tendiamo a confondere: il tuo valore personale e il tuo valore professionale.

Il valore personale è intoccabile

Il valore personale si radica nei tuoi principi, nella coerenza tra ciò che pensi, che dici e che fai. Non è sottoposto al giudizio degli altri. È la tua identità, il tuo “brand umano”.

Se credi in chi sei e in ciò che pensi, comunicare diventa molto più semplice.

Ne ho parlato anche nel mio articolo: Consigli per superare la paura di esporsi online e sui social

Il valore professionale è uno specchio

Il valore professionale è, invece, la percezione che gli altri hanno della tua utilità. È legato all’autoefficacia (la capacità di produrre risultati) e al riconoscimento sociale.

Ergo: se sei bravissimə ma nessuno lo sa, il tuo posizionamento non cambierà mai.

E il tuo valore non verrà riconosciuto.

Visione e missione: la “tua” definizione di successo

Rimaniamo su chi sei e cosa vuoi per te. Quali sono la tua missione e la tua visione? Uso volutamente l’italiano perché spesso usiamo termini come Vision e Mission. Due termini distanti, quasi impossibili da applicare, proprio perché vaghi.

In realtà, sono concetti semplicissimi:

  • La visione è la tua idea di successo. Non quella di qualcun altro, ma la tua. Successo per te significa fatturare 100k o avere il pomeriggio libero per stare con la tua famiglia? Significa viaggiare o essere un punto di riferimento nella tua nicchia? Non c’è una risposta giusta, c’è solo la tua.
  • La missione è il motivo pratico per cui gli altri dovrebbero sceglierti. Quale problema risolvi? Quale desiderio esaudisci? La tua missione è l’impatto che hai sulle vite degli altri.

Senza questa chiarezza, faticherai sempre a veicolare chi sei e cosa fai. Ma se la tua visione è nitida, allora ogni azione, ogni post e ogni servizio diventeranno strumenti naturali per raggiungere i tuoi risultati.

A questo proposito, potrebbe interessarti leggere: Modelli di business per freelance

Individua i tuoi punti di forza e mettili in pratica

Osservati, chiedi a chi ti conosce bene in cosa sei bravə, quali sono le tue aree di genio. Parti da te:

  • se il tuo punto di forza è l’ascolto, usalo come leva nelle relazioni professionali
  • se eccelli nella scrittura, investici: apri un blog, una newsletter, raccontati su LinkedIn
  • se hai una visione profonda e una mente analitica, racconta i casi che hai affrontato e come li hai risolti

È già tutto dentro di te. Bisogna solo farlo emergere.

Vieni a patti con la paura del giudizio altrui

La paura del giudizio è uno degli ostacoli più grandi all’autorealizzazione. Paralizza, ti spinge a tacere e ad allontanare i risultati che potresti raggiungere. È un timore frequente tra le persone introverse, che sono abituate a stare dentro i propri pensieri e a dare loro molto peso.

La verità è che le persone pensano molto meno a noi di quanto crediamo. Hanno le loro preoccupazioni, i loro progetti, le loro insicurezze. È poco efficace preoccuparsi di ciò che pensano gli altri.

E quando arrovellarsi impedisce di agire? L’unico rimedio che funziona davvero è l’azione.

Imperfetta, sbavata, non pianificata: agire ci mette nella condizione di muoverci, di far succedere le cose.

Per esempio, se stai rimandando la tua comunicazione da settimane, datti un piccolo obiettivo concreto. Scrivi un post di getto su un tema che senti urgente. Una volta scritto, poi lo renderai bello e “pubblicabile” (si può anche cambiare le cose una volta online).

Ma intanto inizia.

Fai networking con le persone giuste e nei contesti giusti

Meglio evitare l’aperitivo con cinquanta persone sconosciute e il biglietto da visita in mano. Orientarsi nella comunicazione, per noi introversə, significa scegliere quali canali attraversare, anche per non disperdere le energie. Il punto non è presidiare ogni canale possibile, ma trovare quelli in cui puoi sentirti a tuo agio, dove puoi portare il tuo sguardo e la tua profondità con naturalezza, sapendo che verranno accolti.

I canali giusti non sono quelli più affollati.

Sono quelli in cui ci sono le persone che ti assomigliano.

E sì, i luoghi dove fare networking efficace possono essere sia fisici che virtuali, perché  anche l’online può essere ancora un luogo di espressione, nutrimento e relazione, se abitato con i propri ritmi e la propria voce.😉

Analizza la tua comunicazione: è un monologo?

Forse hai già messo in pratica i consigli precedenti, ma non si è mosso nulla…

A volte la comunicazione non funziona perché, senza accorgercene, stiamo parlando a noi stessə. Soprattutto noi freelance introversə rischiamo di rifugiarci nel nostro mondo, fino a dimenticarci di chi c’è là fuori (di solito qualcuno che non vede l’ora di conoscerlo, il nostro mondo!).

La comunicazione non è un diario, è un dialogo. Se nessuno interagisce, non si riconosce nei tuoi servizi o in ciò che racconti, forse è tutto giusto “solo sulla carta”, ma manca l’incontro: qualcuno dall’altra parte.

A questo proposito, potrebbe interessarti leggere come usare la Mappa dell’empatia per il tuo business.

Quando il racconto smette di essere un monologo e diventa uno scambio, quello che facciamo diventa rilevante per l’altro e la comunicazione torna a fare il suo lavoro: connetterci alle nostre persone.

A volte basta solo cambiare cornice.

Einstein diceva che non si può risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che l’ha creato. E forse questa massima vale anche per noi freelance.

Un esercizio di consapevolezza: smettere, iniziare, continuare

Ogni volta che la nostra comunicazione non funziona come vorremmo, abbiamo due strade:

  1. Pensare che siamo noi il problema, che dobbiamo creare più contenuti e impegnarci per diventare qualcos’altro
  2. Fermarci e chiederci se stiamo guardando la situazione dalla prospettiva giusta

I modelli di comunicazione più diffusi sono spesso pensati per chi si espone con naturalezza, non teme la velocità e ama stare al centro dell’attenzione.

Non proprio a misura di introversə.

Ma la buona notizia è che possiamo cambiare la cornice del problema e aprire nuovi scenari più creativi, più nostri.

Per esempio: invece di chiederci “Come posso produrre più contenuti video?”, possiamo chiederci “Quale tipo di contenuto mi permette di trasmettere al meglio il mio valore?” e spostare il focus dalla quantità alla qualità.

Questo processo si chiama reframing. E ci ricorda che comunicare non significa adattarsi a un modello, ma scegliere la forma giusta per ciò che abbiamo da dire.

Per capire se sei in apnea o se stai nuotando nella giusta direzione, devi guardare in faccia la tua realtà attuale.

Ti invito a fare un piccolo esercizio di “pancia”.

Prendi carta e penna e rispondi a queste tre domande per rimettere a fuoco i tuoi obiettivi (e se ti va, scrivimi e fammi sapere com’è andata 😊):

  • Cosa devo SMETTERE di fare? Identifica quelle azioni, abitudini o collaborazioni che non portano risultati e che non sono più allineate al tipo di professionista che vuoi diventare. Basta sprecare energia dove non c’è valore.
  • Cosa devo INIZIARE a fare? Qual è quel passo che sai essere utile ed efficace, ma che stai rimandando per paura o mancanza di chiarezza?
  • Cosa devo CONTINUARE a fare? Riconosci quello che oggi funziona, che è in linea con i tuoi valori e che ti fa sentire auto-efficace. Proteggi queste attività.

Un obiettivo non è un desiderio lanciato nel vuoto (come vincere al Superenalotto), ma un risultato che ottieni come conseguenza delle tue scelte strategiche.

È stato così anche per Silvia. E guarda cosa ha ottenuto 😊

Introversə di successo? Si può!

Qualche anno fa ho tenuto uno speech davanti a un centinaio di persone. L’evento ruotava intorno al tema dell’imprenditoria al femminile e per l’occasione avevo scelto un argomento che mi sta molto a cuore: definire i propri obiettivi (che è il punto di partenza per evolvere nel business e nel lavoro: infatti è anche la prima tappa dei miei percorsi di business coaching) e come evitare di procrastinare. Tra le persone presenti c’era anche Silvia Bettini, alias Insalata Illustrata, che poi è diventata una mia coachee e una mia cara amica.

Proprio Silvia, pensando a me sul palco, all’inizio del percorso di mentoring insieme, mi disse: “Io non sono come te. Non parlo davanti a centinaia di persone”.

Be’, qualche tempo dopo, la stessa Silvia non solo parlava davanti a centinaia di persone, ma addirittura a migliaia di follower. Aveva costruito una community affezionatissima (Gommapane), attraverso il suo canale YouTube e il suo sito, senza snaturarsi.

È la dimostrazione che si può fare 😊basta trovare il modo giusto per noi.

Ti aiuto a trasformare la tua introversione da cruccio a punto di forza

L’introversione è un’opportunità. Ti aiuta a sviluppare uno stile comunicativo più profondo e tuo. Anche se tutto sembra dirti il contrario – anzi, proprio perché tanti la pensano così – non devi urlare per essere sentitə. Non devi essere ovunque per essere rilevante, né fingere un’esuberanza che non ti appartiene.

In te, hai già tutto ciò che serve: ascolto, profondità, empatia, cura e, ne sono certa, anche la capacità di dire cose che vale la pena ascoltare.

Posso aiutarti a farle emergere.

Se vuoi approfondire o desideri sapere come possiamo lavorare insieme scrivimiinfo@fulviasilvestri.it

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