Consigli per superare la paura di esporsi online e sui social
“Ho paura di espormi online, i social mi terrorizzano. E se mia suocera, le mie amiche, i miei ex colleghi mi giudicassero? Sono sempre pronti a spettegolare… dovrei mettere in piazza la mia vita privata, pubblicare continuamente… e poi sembrerei poco professionale. No, no, no, Fulvia, non chiedermi di aprire una pagina Instagram, perché tanto non lo farò!”
Una professionista molto capace mi ha detto così proprio ieri, di punto in bianco. Sembrava covare questo pensiero da un po’ – nelle sessioni di mentoring precedenti, avevamo parlato di modello di business e di personal branding, quindi mi aspettavo di toccare la questione di lì a poco – ma le sue parole mi hanno colpita più del previsto.
Non girano certo intorno alle cose.
Paura, pregiudizi e lo spettro del “cosa ne penseranno gli altri”: è la triade che paralizza e innesca la procrastinazione.
Sono anche le tre bucce di banana che incontro regolarmente nelle mie sessioni di business coaching. Nascono da bias e storture del nostro pensiero (le abbiamo tuttə): ci fanno stare male, ci fanno rimuginare e ci allontanano dai risultati che potremmo ottenere, perché incidono in modo rilevante sulla nostra attività e sulla nostra carriera.
Ci possiamo lavorare?
Certamente. La paura di esporsi online – e soprattutto sui social – si può superare, ma prima serve capire cosa la innesca.
Nei miei percorsi di mentoring e di formazione, incontro tutti i giorni delle persone – uomini e donne – con delle qualità, un’esperienza e un background incredibili. Eppure, c’è sempre qualche trappola mentale, sovrastruttura o convinzione limitante, che impedisce loro di raggiungere risultati con facilità.
Sono quelle vocine che dicono: “Ma tu, da quale pulpito parli?”
Queste paure possono essere diverse da persona a persona, alcune sono più evidenti, altre piuttosto subdole. Ecco quelle che incontro più spesso e da cosa nascono.
Paura di sembrare spacconə e altri pregiudizi
Premetto che sì, è vero, in giro c’è tanta spacconaggine, soprattutto nel mondo del business coaching e non solo (diciamo che, in genere, chi lavora nella comunicazione e nel marketing, spesso, ha un approccio abbastanza aggressivo e non sempre ortodosso).
Ma non è di questo atteggiamento che voglio parlarti ora. Infatti, di solito, il pensiero di apparire spacconə è più profondo e nasce a causa di un duplice pregiudizio. Da un lato, si teme di non avere le carte per promuoversi online e dall’altro, sotto sotto, si cova questo pensiero:
“Vendere è una cosa brutta e sporca, se parlassi del mio lavoro sui social, sminuirei la mia professionalità e sembrerei un venditore porta a porta. Chi si promuove online è un fuffaguru. Preferisco continuare col passaparola, è più serio.”
Ma siamo sicurə che sia davvero così? Si tratta di una classica convinzione limitante, legata a una percezione distorta di cosa siano realmente la comunicazione, il marketing e la vendita. È anche un retaggio culturale e sociale difficile da scardinare. La verità è che, lavorando bene sul nostro personal branding – quindi sul marketing e sulla comunicazione, su tutti i canali, compresi i social –, non avremo bisogno di vendere, perché saranno le persone più allineate a noi a contattarci.
A questo proposito, potrebbe interessarti leggere: Personal branding per freelance e creativi: come distinguerti in un mercato affollato

2 – Sindrome dell’impostore: cos’è e cosa dice la psicologia
La sindrome dell’impostore è la paura di sentirsi inadeguatə, di non essere all’altezza: è quel nemico nascosto che ci porta a pensare “Non ho abbastanza competenze” oppure “Non ce la faccio ancora, devo studiare e prepararmi, prima di poter parlare di questo”.
È un tema che mi sta molto a cuore e che ho toccato anche nell’intervista alla psicoterapeuta Alessia Minniti, perché lo ritrovo spessissimo, soprattutto tra professionistə di grande competenza ed esperienza. Nella nostra chiacchierata, Alessia spiegava che la sindrome dell’impostore non è una condizione psicopatologica, ma piuttosto è uno stato mentale in cui la persona si sente una truffatrice, pensa di aver imbrogliato e dubita dei propri successi nonostante sia evidente il contrario. Chi vive questa condizione tende ad attribuire i propri risultati a fattori esterni (la fortuna, il caso, la tempistica giusta…) e non alle proprie capacità e competenze. È quindi un insieme di:
- senso di colpa per i traguardi raggiunti
- mancanza di riconoscimento dei propri successi
- paura di essere valutatə
- sentimenti di indegnità e inefficienza
La sindrome dell’impostore può avere molte cause. Tra queste, sicuramente c’è la pressione sociale che ci vorrebbe tuttə iperperformanti e che ci espone quotidianamente al confronto con le altre persone e con i loro successi. Ed è evidente che i social sono un terreno di comparazione molto pericoloso, dato che propongono modelli stereotipati e inarrivabili.
Perché, diciamocelo, sono poche le persone davvero disposte a raccontare i propri fallimenti online…
3 – Paura del giudizio degli altri e di alcune persone in particolare
La paura del giudizio è un’altra di quelle bucce di banana che impedisce a tantə di esporsi online e sui social. In questo caso, la vocina dentro di noi, neanche troppo nascosta, ci ripete: “Cosa penseranno gli altri di me?”
Ti risuona?
Forse hai fatto da poco un cambiamento professionale e magari ti stai chiedendo se in questa nuova veste le persone ti stimeranno ancora: i tuoi parenti, i tuoi vicini di casa, i tuoi colleghi, le amiche… cosa penseranno di te mentre parli in un reel di Instagram o commentando su LinkedIn?
Spoiler: in genere le persone non pensano quasi nulla.
Guardano e magari si dicono: “Toh! Si è messə a fare questo.”
Poi, in realtà, a loro non interessa più di tanto ciò che fai. Questa, secondo me, è veramente una pippa mentale. Ma noi la percepiamo come un grosso problema e quindi è giusto che ne parliamo e la affrontiamo con un professionista, che può essere uno psicologo psicoterapeuta e, nell’ambito lavorativo, con un business coach, per esempio.
E poi, certo, ci sono i leoni da tastiera. Quelli sono ovunque online. Ma di solito fanno così: arrivano, ti scaricano addosso la loro frustrazione e il loro veleno, poi, se non ricevono risposta o se la risposta arriva, ma è assertiva, passano oltre.
Non hanno interesse a un vero contraddittorio, ma solo a mettere in luce loro stessə. Quindi non meritano la nostra attenzione e neanche le nostre ansie (e poi si possono sempre bloccare 😉).
Seguono a ruota altre paure, che possono essere quella di non farcela, di ritrovarsi sotto un ponte o di fallire.
4 – Paura di finire sotto un ponte o di fallire
La paura di finire sotto un ponte ce l’abbiamo tuttə. Il pensiero è più o meno questo: “Se investissi tanto, economicamente ed emotivamente, nella mia promozione online, e poi andasse tutto a rotoli, cosa farei?”
Be’, è il rischio di mercato: chi decide di diventare freelance sa di dover fare i conti con questa possibilità. E anche chi lavora come dipendente non ne è immune. Ma, dal momento che è un rischio che tuttə noi corriamo, non è più sensato provarci? Quanto meno possiamo dire di aver fatto del nostro meglio e in caso di fallimento, reale o percepito, non avremo rimpianti.
5 – Paura di farcela (parliamo di autosabotaggio)
Può sembrare strano, ma alcune persone temono di farcela e questa è una paura molto subdola perché ha a che fare con un autosabotaggio. In questo caso, noi pensiamo o di non essere meritevoli di quel successo o semplicemente non vogliamo raggiungerlo. Non ci sentiamo prontə a uscire da una zona di comfort – che spesso non riguarda solo noi, ma riguarda le persone intorno a noi – e quindi decidiamo di auto sabotarci e di non fare quel cambiamento o anche solo quel lancio, quella proposta di un nuovo servizio, che ci farebbe raggiungere il successo che meritiamo.
A volte le paure si manifestano anche nelle cose più piccole.
Tutte queste paure hanno una causa comune
Le paure che abbiamo visto finora – che possono diventare invalidanti per la nostra carriera o per il nostro business – hanno un fil rouge comune: l’incapacità di riuscire a riconoscere il proprio valore.
Chi le prova non sa quali abilità e conoscenze possiede. Non le percepisce e quindi non riesce a vedere neanche i risultati ottenuti. E quando li vede, li attribuisce a qualcosa che è al di fuori di lui o di lei. Si dice: “È stato un caso, una fortuna oppure sono gli altri che mi stanno sopravvalutando…”
Quindi il suo approccio è quello di cercare di nascondere la sua inadeguatezza, per paura che gli altri se ne accorgano, e di iniziare a guardare chi si espone con occhio critico.
Si innesca la dinamica che io chiamo paragonite, quel comportamento che molto spesso ritroviamo nei social – ma che non riguarda solo ed esclusivamente i social – in cui ci paragoniamo ad altri modelli, che noi reputiamo vincenti, ma che non sono vicini a noi.
Non sono vicini perché, per esempio, le persone con cui ci confrontiamo fanno tutt’altro o hanno iniziato prima di noi. E magari non sono neanche i modelli che davvero vorremmo raggiungere.
Ma poi finiamo per paragonarci a loro, giudicarli e… rosicare.

Giudichiamo e (spesso) rosichiamo pure…
Ricordiamoci che, quando si ha paura del giudizio degli altri, spesso è perché noi per primə siamo molto giudicanti. Quindi, se hai paura del giudizio altrui, vuol dire che anche tu, molto probabilmente, sei una persona critica e giudicante. Prova a riflettere su questo.
In ogni caso, nel momento in cui ci paragoniamo a dei modelli che non sono adeguati, cosa succede? Scatta in noi il pensiero di sembrare inappropriatə, non all’altezza, di non essere sufficientemente prontə per affrontare quel tema o quel pubblico online.
E sotto sotto coviamo invidia.
Anche se non c’è una prova documentale da citare per dimostrarlo, l’invidia esiste ed è diffusa, ma è un’emozione sommersa, quasi clandestina. Conosco persone che parlano apertamente delle proprie difficoltà con l’invidia, ma la maggior parte la tiene sotto il tappeto, come faccio io con la polvere, così almeno la casa sembra in ordine.
Ammettere di essere invidiosə incrina l’immagine che abbiamo di noi, anche perché l’invidia è socialmente poco digerita. E un’emozione che ti fa vergognare, puoi disinnescarla – o almeno illuderti di farlo – solo tacendola.
Viviamo immersi in una vetrina di eccezioni che sembrano normalità. E quando misuri la tua quotidianità con l’eccezionalità altrui, l’invidia è praticamente inevitabile. Quindi, se ti ritrovi spesso a rosicare guardando il feed di Instagram altrui, ricorda che:
1 – I social (e non solo quelli) mostrano soprattutto successi
Di solito, non vedi la vita normale delle persone, ma le loro vette: risultati eccellenti, momenti speciali, trasformazioni personali che non capitano tutti i giorni.
2 – Sui social l’eccezione sembra la norma
Il tuo feed è pieno di persone che ce l’hanno fatta? Anche se ti sembra che tuttə siano sempre un passo avanti a te, migliori della media e vincenti, non è così.
3 – Non è la realtà: è il risultato di un algoritmo
I social non mostrano ciò che è statisticamente rappresentativo della vita vera. Mostrano ciò che attira l’attenzione, cioè i picchi: successi, bellezza, status, novità.
4 – Ti confronti con le statistiche sbagliate
Stai paragonando la tua quotidianità con una selezione continua della migliore versione della vita altrui. È come paragonare un tuo intero anno al “best of” degli altri. Come puoi reggere il confronto?
Questo meccanismo distorto alimenta l’invidia.
E l’invidia aumenta la paura di esporsi online e sui social.
Come uscire da questo circolo vizioso?
La paura di esporsi online e sui social ha un impatto importante sia sulla vita e le opportunità di chi è freelance sia su chi è dipendente e usa i canali online – penso soprattutto a LinkedIn – per mostrare la sua competenza e professionalità. In entrambi i casi, va da sé che è qualcosa su cui bisogna giocoforza lavorare.
Ti stai chiedendo come?
Vediamo quali strategie adottare per uscire da questo loop di paura e immobilismo.
Traccia la mappa delle tue competenze e dei tuoi punti di forza
Sicuramente è fondamentale tracciare la mappa delle tue competenze e conoscenze, dei tuoi punti di forza e dei tuoi comportamenti virtuosi, cioè di tutte le aree forti della tua personalità. Perché ricostruire il valore delle tue esperienze, dei tuoi risultati e delle conferme che hai ottenuto è il punto di partenza per avere più fiducia in te e nelle tue capacità.
Tuttə nella vita abbiamo ottenuto dei successi e abbiamo raggiunto dei traguardi che magari non sono finiti sulle copertine dei giornali, ma sono stati importanti per noi. Sono le cose di cui ancora oggi ci ricordiamo con orgoglio, con piacere, che hanno costruito la nostra storia.
Quindi è importantissimo ripercorrere i tuoi successi: ti aiuterà a comprendere bene qual è la tua area di genio e quali sono stati gli elementi che ti hanno aiutatə tutte le volte in cui hai raggiunto quei traguardi. Io li chiamo i superpoteri: quali sono i tuoi?
Metti nero su bianco la tua visione
Un altro aspetto da cui partire è definire la tua visione. Cosa ti guida? Perché tuttə abbiamo bisogno di trovare il nostro scopo e avere consapevolezza delle nostre idee, della nostra battaglia e della nostra missione. Se abbiamo delle idee e delle opinioni, ma anche dei sentimenti e delle emozioni forti, in cui crediamo fermamente e che sentiamo nostri, nessuno ce li potrà contestare.
Neanche il più agguerrito leone da tastiera potrà scalfire il tuo pensiero, se ci credi fino in fondo.
È qualcosa che senti davvero tuo e quindi non ti farà mai sentire un impostorə, perché non stai ripetendo a pappagallo quello che dicono o che scrivono gli altri sui social.
Tutto questo è un bagaglio di esperienze. È qualcosa che appartiene solo a te e non a qualcun altro, e che ha a che fare sempre con due grandi domande esistenziali: chi sono e cosa voglio fare?
Poi, chiaramente, va tutto messo in relazione con gli altri, perché non dimentichiamoci che noi non siamo isole.
Se vuoi confrontarti con gli altri va bene, ma almeno fallo con le persone giuste
Dobbiamo relazionarci tutti i giorni e tutto il giorno, con altre persone. Attenzione però a farlo con quelle giuste. Per esempio, se sei freelance, non devi relazionarti con tua moglie o con tuo marito, che magari si occupa di tutt’altro, con i tuoi ex colleghi, i vicini di casa o magari anche con la tua migliore amica, che però lavora in Comune.
Non è con loro che devi relazionarti per un consiglio, perché non sanno quali sono i problemi di chi è freelance e si trova a gestire la comunicazione, un lancio, un cliente che non paga una fattura. Le persone giuste sono quelle con cui possiamo costruire delle collaborazioni, delle partnership, quelle con le quali possiamo condividere dubbi e problemi comuni.
Questo ci aiuta a togliere un po’ di macigni dal cuore e a sentirci un pochino più leggerə e in connessione. Può essere il primo passo per comunicare sui social, sapendo di poter contare su una rete di persone che ci capiscono e ci sostengono, con cui dialogare e che possono aiutarci, nel caso in cui arrivassero dei commenti negativi.
E poi, spoiler: fare networking serve anche a costruire una rete di follower sui social, persone che condividono i tuoi valori e che ti aiuteranno a vivere questi ambienti con meno remore. 😉
Posso aiutarti a superare la paura di esporti online
Forse sei freelance e ti stai chiedendo come superare la paura di mostrarti su Instagram. O magari sei dipendente e vuoi cambiare lavoro: stai pensando che iniziare a dire la tua su LinkedIn potrebbe aiutarti ad attirare l’attenzione di aziende interessanti per te.
Ma qualcosa ti blocca. Non sai cosa dire, non ti senti a tuo agio, hai paura di sembrare inadeguatə. Posso aiutarti.
Insieme, partiamo dai tuoi punti di forza, dai tuoi valori e dalla tua esperienza, per definire chi sei oggi, cosa fai e cosa puoi portare di utile e di valore nel mondo. Lavoreremo per sciogliere le resistenze che ti impediscono di vedere la tua unicità, e ti stanno togliendo la possibilità di aiutare le persone che hanno davvero bisogno di te.
Scrivimi a info@fulviasilvestri.it




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