Chi può diventare freelance?
Non esiste una personalità ideale per il lavoro autonomo. Non è necessario essere estroversi, spericolati o dotati di un misterioso gene imprenditoriale.
Può diventare freelance chi possiede una competenza trasformabile in un servizio e accetta di imparare anche tutto ciò che circonda quella competenza: trovare clienti, fare proposte, comunicare il proprio valore, gestire il denaro e prendere decisioni in condizioni non sempre prevedibili.
Il lavoro freelance può fare per te se:
- desideri autonomia, ma sai che comporta responsabilità;
- riesci a organizzarti senza aspettare indicazioni esterne;
- sei disponibile a imparare attività che non coincidono con il tuo mestiere;
- tolleri una certa variabilità economica;
- sai chiedere aiuto e costruire relazioni professionali;
- sei disposto a verificare la sostenibilità concreta del progetto.
Non serve possedere già tutte queste capacità. Molte si allenano. È però importante sapere quali hai già sviluppato e su quali dovrai lavorare.
Anche il momento personale ed economico conta. Un buon progetto può richiedere una transizione graduale, una riserva finanziaria o un periodo in cui affiancare l’attività autonoma al lavoro dipendente, verificando prima eventuali incompatibilità contrattuali e fiscali.
La partita IVA fa per te? La mia check-list in 5 punti
Dopo aver parlato in modo piuttosto concreto di cosa vuol dire avere la partita IVA, ci tengo a far emergere la mia parte “coach” e a darti una check-list per capire se la strada della libera professione fa per te.
Quando si decide, o si ipotizza, di mettersi in proprio gli aspetti da considerare sono tanti, ma secondo me sono indispensabili questi cinque:
- la consapevolezza di sé
- un progetto chiaro e sostenibile
- l’agentività
- la socialità
- la fame!
Te le spiego in breve una per una, con i miei consigli per ‘misurarli’.
La consapevolezza: chi sei e cosa desideri per te
La conoscenza di chi sei e del contesto che ti circonda è fondamentale per verificare se potrai fare il freelance nel lungo periodo. Dunque:
- analizza i tuoi punti di forza e le tue competenze, così sai sempre su cosa puoi contare, saranno il tuo perno nei momenti di sconforto
- confessati i tuoi limiti e le tue criticità, alcuni saranno superabili ma dovrai sempre farci i conti
- considera la tua situazione familiare (genitori, partner, figli) e accertati che sia tu, sia loro sarete in grado di reggere a uno scossone o eventuale situazione di instabilità.
Ancora meglio sarebbe partire da un’analisi SWOT, che è uno dei moduli del mio percorso Scenario.
Progetto: stabilisci l’obiettivo e come arrivarci
Avere un progetto chiaro e coinvolgente è fondamentale per superare i momenti bui, che senz’altro ci saranno, e per non perdere la mira verso i risultati. Perciò:
- stabilisci quali obiettivi vuoi realizzare, a partire dalla tua vision e mission, e affrontali uno alla volta
- fai un piano d’azione definito e concreto, stimolante ma realistico, in accordo con i tuoi valori e le tue esigenze
- controlla regolarmente che gli obiettivi si stiano realizzando nei tempi previsti e non perdere mai il focus sui risultati.
Questa, mi rendo conto, è la parte un po’ più core, perché coinvolge anche il modello di business e la capacità di calarlo in obiettivi concreti e in un calendario operativo. Siccome so che da soli non è facile, ti rimando ad altri due tool:
- la guida per comprendere quale modello di business è più adatto a te
- la guida su come Definire i tuoi obiettivi e le tue priorità
Agentività o autoefficacia: trasforma le decisioni in azioni
Non so se conosci già questo termine, che è un calco del neologismo agentivity, in uso in America dagli anni Settanta. Essere agentivi o autoefficaci significa saper intervenire sulla realtà per far accadere le cose, generare efficacia con le proprie azioni. A questo scopo:
- serve una buona dose di ambizione e di audacia; se vuoi essere un freelance, l’azione è tutto
- osserva i successi degli altri, ma riconosci e festeggia i tuoi, perché così avrai la grinta giusta per essere sempre più autoefficace
- affronta le minacce con la convinzione di poter esercitare un controllo su di esse, sempre, in tutte le condizioni.
Socialità: costruisci relazioni e una rete professionale
Essere un lavoratore autonomo non significa lavorare da soli, anzi. Significa sapersi organizzare ed essere indipendenti, ma anche generare e gestire relazioni, costantemente. Per evitare di restare isolati, che è una tentazione ma anche un pericolo, l’antidoto è fare rete.
Circondati di persone che stimi e scegli con cura con chi collaborare; fai networking, vai agli eventi rilevanti che trattano i tuoi temi o vicini al tuo target; sii disponibile alla condivisione e tieni sempre una porta aperta verso gli altri, e più il tuo atteggiamento è genuinamente disinteressato e meglio è (ne parlo anche qui: Come fare un networking efficace).
Eventi come il Freelancecamp, associazioni come Acta o Rete al femminile sono delle vere e proprie reti di protezione ed espansione.
Fame: sostieni motivazione e responsabilità economica
Eccoci all’ultimo punto, forse il più importante.
Con “fame” intendo il desiderio concreto di far funzionare il progetto: la disponibilità a cercare opportunità, proporre i tuoi servizi, occuparti anche delle attività meno gratificanti e assumerti la responsabilità economica delle tue scelte.
La passione da sola non basta. Servono motivazione, tenacia e la capacità di continuare ad agire anche quando i risultati non arrivano con la velocità sperata.
Come iniziare il lavoro da freelance
Una volta verificato che il lavoro autonomo è una possibilità sensata per te, devi trasformare l’intenzione in una struttura concreta. Non occorre avere tutto perfettamente definito prima di iniziare, ma alcuni passaggi non possono essere lasciati all’improvvisazione.
Aprire la Partita IVA
Se svolgi un’attività professionale in modo abituale, anche se non esclusivo, devi verificare l’obbligo di aprire una Partita IVA. Per le persone fisiche l’apertura avviene attraverso il modello AA9/12 dell’Agenzia delle Entrate, direttamente o tramite un commercialista.
In questa fase devi individuare il codice ATECO coerente con l’attività e scegliere il regime fiscale applicabile. Il regime forfettario prevede, quando sono rispettati i requisiti previsti dalla normativa, un’imposta sostitutiva ordinaria del 15%. Per le nuove attività l’aliquota può essere ridotta al 5% per i primi cinque anni, ma l’agevolazione non è automatica e richiede condizioni specifiche. Guarda sul sito dell’Agenzia delle Entrate – regime forfettario
Devi inoltre verificare la posizione previdenziale. Chi esercita una professione priva di una cassa autonoma generalmente si iscrive alla Gestione Separata INPS; per le professioni regolamentate può invece essere prevista la cassa di categoria. INPS – iscrizione dei liberi professionisti
Queste scelte dipendono dall’attività, dalla situazione personale e da eventuali altri redditi. Prima di aprire la posizione, confrontati con un commercialista: il fai da te fiscale è una forma di coraggio che non consiglio.
Definire servizi e clienti
Prima di cercare clienti devi chiarire cosa proponi, a chi e per quale ragione dovrebbe essere utile.
Parti da un problema concreto, individua le persone che lo vivono e costruisci un servizio con confini comprensibili: risultato, attività comprese, tempi, modalità di lavoro e condizioni.
Non è necessario creare subito molti servizi. All’inizio è spesso più efficace sperimentarne uno o due, osservare le reazioni dei clienti e migliorare l’offerta sulla base dell’esperienza.
Trovare clienti
I primi clienti possono arrivare dalla rete professionale già esistente, dalle collaborazioni, dalle segnalazioni, dagli eventi, dai social, dal sito o da un’attività commerciale più diretta.
Scegli pochi canali coerenti con il tuo target e presidiali con continuità. Comunicare molto senza sapere a chi ti rivolgi produce rumore; conoscere il cliente ma non renderti visibile produce uno dei segreti meglio custoditi del mercato.
Per partire:
- racconta con chiarezza cosa fai e per chi;
- riattiva i contatti professionali pertinenti;
- costruisci esempi, casi o un portfolio;
- chiedi testimonianze;
- crea occasioni reali di conversazione;
- monitora da quali canali arrivano le richieste migliori.
Fissare i prezzi
Il prezzo non dovrebbe dipendere soltanto da ciò che fanno i concorrenti né dal timore che il cliente dica di no.
Per stabilirlo considera:
- il reddito che vuoi ottenere;
- tasse, contributi e costi dell’attività;
- il tempo dedicato al lavoro non fatturabile;
- la complessità e la responsabilità del servizio;
- il valore prodotto per il cliente;
- il posizionamento e il mercato di riferimento.
Calcola una soglia sotto la quale il lavoro non è sostenibile. Poi valuta se vendere a ore, a progetto o attraverso pacchetti. Il prezzo deve essere comprensibile per il cliente, ma prima ancora deve permettere alla tua attività di restare in piedi.
Lavorare sul personal branding
Il personal branding non consiste nell’inventare un personaggio o scegliere una palette di colori. Significa rendere leggibile il tuo valore: far capire come ragioni, quale problema sai affrontare, perché lavori in un certo modo e cosa rende riconoscibile il tuo contributo.
Parti dalle competenze, dai valori, dall’esperienza e dal tipo di relazione che vuoi costruire con i clienti. Solo dopo scegli i canali e gli strumenti con cui comunicarli.
Un personal brand non si crea: si scopre. Ma perché venga riconosciuto deve anche essere espresso con chiarezza e continuità. Qui puoi leggere la mia guida su come potenziare il personal branding.
Organizzare amministrazione e lavoro
Predisponi fin dall’inizio un sistema semplice per preventivi, incarichi, fatture, scadenze fiscali, pagamenti e archiviazione dei documenti.
Se credi, separa il denaro destinato all’attività da quello personale e, in ogni caso, accantona progressivamente quanto servirà per imposte e contributi. Prevedi inoltre tempo per amministrazione, formazione, marketing e sviluppo: non tutte le ore di lavoro di un freelance possono essere vendute ai clienti.
La libertà ha bisogno di struttura. Senza, tende a trasformarsi rapidamente in una lunga lista di cose urgenti.