Lavori creativi: si può guadagnare seguendo il proprio talento?

Di creatività si può vivere?” mi ha chiesto una persona qualche settimana fa. Mi aveva contattata per rivedere il suo percorso professionale e capire se avviare un business in proprio. È dipendente da diversi anni – ha un ruolo da responsabile in un’azienda – e vorrebbe diventare una freelance creativa, ma la paura di non guadagnare abbastanza la sta frenando perché, dice:

“Se lasciassi l’azienda per aprire la partita IVA e dedicarmi finalmente a un lavoro creativo, cosa succederebbe? Ho paura di cosa potrebbero pensare i miei suoceri, il mio compagno, le amiche… Quando provo a parlare delle mie aspirazioni, mi dicono tutti la stessa cosa: sei così fortunata, hai un lavoro fisso, uno stipendio sicuro, ma chi te lo fa fare? E così, continuo a rimandare e a soffocare i miei desideri…”

Cosa accade quando soffochi la tua creatività?

Viviamo in una cultura individualista che ama dividerci, tra chi sta vincendo e chi sta perdendo. E la narrazione, quando si tratta di lavoro, è spesso polarizzata: da un lato, professioni di serie A (i vincitori) – medici, ingegneri, manager, avvocati…. – e dall’altro, professioni di serie B (i perdenti). Tra questi ultimi vengono annoverati (a torto!) i lavori creativi: illustratrici e illustratori, graficə, copywriter, fotografə, web designer, Social Media Manager…

Ne ho conosciutə tantə in questi anni da business coach e ho constatato che tuttə loro, all’inizio, avevano una paura in comune: non riuscire a guadagnare abbastanza. È un timore legittimo. Lo era in passato e lo è soprattutto oggi, con l’avvento dell’intelligenza artificiale generativa.

Non sorprende che molte persone creative, nel corso della loro vita, scelgano di abbandonare le loro ambizioni e i loro talenti, in favore di una professione più standard.

Il pensiero di moltə è: bisogna pur guadagnare per vivere…

Ed è vero. Però, cosa accade quando metti a tacere te stessə?

Succede che, a un certo punto, la tua natura presenta il conto. Ecco cosa mi ha scritto qualche tempo fa una professionista molto in gamba, a proposito di questo:

“Sento di aver tradito me stessa. Ho lottato contro la mia creatività per tutta la vita, mi sono forzata e sforzata di adattarmi a una professione “standard”, socialmente accettata, prestigiosa, ma ho capito di essermi fatta del male. Sono sempre stata una persona creativa. Ma avevo paura di non riuscire a guadagnare a sufficienza, di sembrare una scappata di casa agli occhi del mondo… così ho messo a tacere i miei desideri e ho studiato una materia che non era la mia, mi sono laureata, formata, specializzata e ho intrapreso una carriera in un settore che non amo. Adesso non mi riconosco più.

Non so chi sono e mi sento soffocare. Il senso del dovere verso la mia famiglia, che mi ha pagato gli studi, e verso il mio compagno, con cui convivo, mi schiaccia. Sono in apnea. Vorrei respirare, fare quello che amo, liberarmi. Ma ho ancora troppa paura. Forse il mio è un desiderio infantile, forse sono solo troppo egoista…”

Ti ritrovi, almeno in parte, in queste parole?

Se sei arrivatə fin qui, immagino di sì.

Non sei solə.

Una delle principali resistenze al cambiamento e alla crescita personale e professionale, è la paura dell’ignoto. È strano come spesso preferiamo restare chiusə nella gabbia del nostro disagio, piuttosto che prenderci il rischio di andare a vedere cosa c’è oltre.

Le ragioni a favore dello stare superano quelle dell’andare perché la sicurezza economica o il ruolo promettono una (apparente) serenità che un mondo di sogni e speranze non riesce a garantire. La paura di ritrovarci in difficoltà, giudicatə dagli altri come degli ingenui, ci convince del fatto che certe cose è meglio immaginarle che realizzarle, perché poi la realtà distrugge il senso della possibilità.

È così che nascono i rimpianti: scegliamo il presente lasciando al futuro l’onere di spiegarne il perché.

Forse anche tu hai coltivato per anni un talento, che però hai messo da parte per adattarti a un lavoro normale. Ogni tanto tiri fuori dal cassetto quell’attività che ti fa stare bene – scrivere, disegnare, fotografare… – per poi rimetterla a posto, troppo impauritə per renderla un lavoro vero.

Ho conosciuto tantə professionistə con una storia così. Persone capaci, con ruoli di responsabilità che, per paura di non farcela, del giudizio degli altri e di non riuscire a sostenersi economicamente, hanno messo da parte ciò che desiderano davvero.

È un grande spreco: il talento, incanalato nella giusta direzione, porta gratificazioni personali, sociali e anche economiche. Ma affinché sia così, serve essere consapevoli dei propri superpoteri e delle richieste del mercato.

Perché guadagnare con la creatività è difficile, ma non impossibile.

 

Quali sono le difficoltà nel guadagnare con la creatività?

Nella maggior parte dei casi, le persone che scelgono una professione creativa diventano freelance (qui trovi un approfondimento sullo stato attuale del mercato in Italia). Quindi, se sei dipendente e stai pensando di cambiare strada per intraprendere una carriera in questo ambito, tieni conto del fatto che, molto probabilmente, dovrai passare da un lavoro stabile a uno autonomo.

E questa è certamente la prima grande difficoltà da affrontare, perché non è fattibile se:

  • ti aspetti che le soluzioni arrivino dall’esterno
  • vuoi tutto e subito
  • non sei dispostə ad accettare i rischi
  • pensi di poter vivere alla giornata, senza regole e di poter fare a meno di relazionarti e cooperare con altri

Instabilità economica e periodi di incertezza fanno parte del pacchetto di chi lavora con la creatività. E l’unico modo per ridurre un po’ il rischio è cambiare mindset.

Perché, nel momento in cui apri la partita IVA, sei di fatto una microimpresa, anche agli occhi della legge e del fisco. Quindi tanto vale trattare il lavoro creativo per quello che è: un business vero.

Se vuoi modificare lo status quo devi avere la consapevolezza che il cambiamento dipende dalle tue azioni e dalle tue non-azioni: entrambe le scelte generano delle conseguenze e queste producono un risultato. Ora, so che questa verità spesso non ci piace perché ci pone di fronte alla necessità di uscire dal conosciuto e affrontare le nostre paure, però è l’unica verità attendibile.

Aprire e portare avanti un’attività freelance come creativə è fattibile se sei prontə a metterti in gioco sul serio.

Dedizione, focus e strategia

Se vuoi lavorare come freelance creativə, dovrai:

  • Dedicare focus e risorse alla tua attività, stabilendo direzione, obiettivi e un piano chiari
  • Impegnarti ogni giorno al meglio delle tue possibilità, continuando a lavorare con dedizione e strategia al tuo business e al tuo brand umano
  • Non perdere fiducia nelle tue capacità, agendo e sperimentando cose nuove

Da artista a solopreneur creativə

Dovrai anche sviluppare un mindset imprenditoriale: studiare il mercato, scegliendo un modello di business adatto a te e trovando una nicchia tua, perché, se parli a tutti, non parli a nessuno.

Individua quel segmento specifico dove il tuo stile e la tua sensibilità risolvono un problema reale e diventa il punto di riferimento per quel problema specifico.

E poi dovrai imparare a riconoscere il tuo valore e di conseguenza, a stabilire prezzi adeguati e sostenibili, investendo nel personal branding: racconta chi sei, come lavori e perché fai quello che fai.

Le persone comprano dalle persone.

Sviluppare o adattare le tue competenze relazionali e gestionali

Spesso, chi pensa di lavorare con la creatività, crede di potersi dedicare solo alla produzione artistica. Invece, l’attività freelance prevede una serrata gestione di tempi, energie e clienti. Ma soprattutto è un grande un lavoro di conoscenza e miglioramento di sé che implica:

  • imparare a comunicare efficacemente
  • costruire una rete di collaborazioni, perché il networking efficace genera passaparola positivo ed è ancora oggi il miglior canale per trovare clienti!
  • tenere a bada il nemico più grande delle persone capaci e talentuose: la sindrome dell’impostore, quella vocina che sussurra: “Prima o poi capiranno che non sei capace. Chi sei tu per proporti sul mercato, se fino a ieri facevi tutt’altro?”

Diventare freelance significa anche venire a patti con le tue paure e lavorare per superarle.

Nella mia newsletter, che è lo spazio in cui condivido le riflessioni più profonde, parlo di tutto questo e anche di molto altro. Se ti interessa approfondire e farmi sapere la tua opinione, puoi iscriverti da qui. Invio una newsletter al mese e rispondo sempre a chi mi scrive: non è scontato e lo apprezzo sempre molto 🙂

 

È possibile guadagnare con la creatività?

Sì, è possibile guadagnare facendo un lavoro creativo, ma è importante conoscere il mercato e capire di cosa ha bisogno. Ecco alcune delle professioni creative più diffuse e che conosco meglio, perché moltə freelance che ho affiancato nei miei percorsi di business coaching Scenario e Carisma si occupano proprio di questo:

  • Illustrazione
    Chi lavora in questo campo traduce concetti complessi in immagini per l’editoria, il packaging e il branding, crea mondi visivi che comunicano dove le parole non arrivano
  • Graphic design
    Chi si occupa di grafica progetta identità di marca (loghi, font, colori) che permettono alle aziende di essere riconoscibili e memorabili sul mercato
  • Copywriting
    Chi si occupa di copy, scrive testi che emozionano, informano e, soprattutto, convincono il lettore a contattare un’azienda o a comprare un prodotto
  • Fotografia
    Penso soprattutto a chi scatta immagini per il personal branding, uno dei servizi più più richiesti dalle aziende e dai freelance
  • Creazione di contenuti e Social Media Marketing
    I content creator costruiscono una community attorno a un interesse, realizzano contenuti multimediali – immagini, video, copy – per le aziende con cui collaborano, mentre i Social Media Manager, studiano strategie e traducono i valori di un’azienda in contenuti di branding, unendo marketing, grafica e storytelling
  • Web Design, UX writing e UI/UX design
    Sono professioni creative con una forte componente tecnica e analitica, molto richieste dalle aziende.

Forse stai pensando di cambiare lavoro e ricominciare proprio da una di queste professioni, ma ti senti ancora schiacciatə tra chi sei oggi e chi vorresti diventare, vero?

A volte, per smettere di sentirsi in apnea, serve guardare chi ha già imparato a nuotare in mare aperto.

 

Storie di creativə che ce l’hanno fatta

Una delle storie di successi che mi è più cara è quella di Silvia Bettini, alias Insalata Illustrata, che ha fatto un percorso di coaching con me anni fa, da cui è nata una bellissima amicizia. Ecco cosa scrive sul suo blog:

“Era il 2014 quando ho aperto la partita IVA da illustratrice e avevo una visione abbastanza lineare – forse un po’ ingenua – di come sarebbe stata la mia attività. Avrei creato un portfolio professionale, mandato qualche email agli editori, e dopo qualche anno avrei visto i miei lavori pubblicati su albi illustrati e riviste di lifestyle. Non è andata così, oggi la mia attività non somiglia affatto a quella che avevo immaginato. Ci sono stati momenti belli e altri più difficili, e guardandomi indietro so che con quello che ho imparato farei molte cose in modo diverso.”

L’articolo prosegue elencando le 10 cose che Silvia ha imparato nei suoi primi 10 anni di partita IVA. Tra queste, ho selezionato quelle che, secondo me, sono fondamentali in ogni business, creativo e non:

  1. Pensava che avrebbe disegnato di più
    Metà del suo tempo Silvia lo passa a gestire i clienti, l’amministrazione, fare preventivi, contratti e fatture. Esattamente come me e come tutti i freelance che hanno un business avviato.
  2. Ha capito che è importante stabilire dei confini
    Urgenze, orari, richieste impossibili: in qualsiasi lavoro, soprattutto quello freelance, è necessario fissare dei paletti e imparare a rispettarli.
  3. Ci sono tante strade per essere creativi
    Trova la tua nicchia, quello che sai fare bene e che ti fa battere il cuore. Non c’è una strada buona per tuttə, dipende da chi sei e da cosa vuoi per te.
  4. È diverso creare per sé stessi e per gli altri
    Silvia scrive: “Quando si lavora per conto di un committente bisogna affrontare soggetti che magari non ci appartengono, seguire un brief dettagliato, rispettare le scadenze e a volte accettare modifiche che non riflettono la nostra visione.”
    Fa parte del gioco, sei dispostə ad affrontare anche questo?
  5. Venire a patti con i social
    Sono utili per costruire relazioni, ma non devono diventare una gabbia.
  6. Uscire dal guscio e fare networking
    Silvia scrive: “Le connessioni vere che nascono dal vivo o da contesti più intimi hanno un valore che Instagram di certo non può eguagliare.” Sottoscrivo!

Leggi l’articolo intero di Silvia, ne vale davvero la pena.😊

Se la sua storia ti ispira e ti stai chiedendo come veicolare la tua creatività in un lavoro che ti dia soddisfazione, il mio consiglio è: riparti da te.

Che tipo di vita desideri per te?

Ci sono alcuni nodi da sciogliere e un po’ di puntini da collegare prima di iniziare a costruire un nuovo progetto professionale, sia che si tratti di un mestiere completamente nuovo; sia che si tratti del semplice desiderio di una ridefinizione o di una crescita nell’ambito della tua attività attuale. Alla fine, ogni scelta è un momento di progettazione esistenziale.

Quali sono i tuoi obiettivi e le tue priorità?

Se finora hai vissuto una vita che non senti tua, non c’è nulla di male nel cercare di cambiare le circostanze. E poi, non è detto che ciò che hai imparato finora sia da buttare, anzi!

Spesso giudichiamo le decisioni a posteriori, come se avessimo dovuto prevedere tutto. Come se il valore di una scelta coincidesse con il suo esito. Ma la qualità di una decisione non si misura con il senno di poi: si misura nel momento in cui viene presa.

Ogni decisione nasce dentro un perimetro preciso:

  • le informazioni disponibili
  • il livello di consapevolezza che abbiamo in quel periodo della vita
  • le energie
  • le paure
  • le responsabilità
  • i desideri, anche quelli non ancora del tutto messi a fuoco.

Se ora stai rimuginando sulle decisioni che hai preso un tempo, ti dico una cosa: pretendere che una scelta passata risponda ai criteri della persona che siamo diventati dopo, è un esercizio di crudeltà inutile.

C’è però un criterio più solido, più umano, e sorprendentemente più esigente: chiedersi che tipo di vita quella decisione avrebbe reso possibile. Non solo se fosse razionale, conveniente o ben argomentata, ma se fosse coerente con una direzione, con un modo di stare al mondo, con ciò che allora contava davvero, o stava iniziando a contare.

Una buona decisione non è quella giusta in valore assoluto.

È quella che, date le informazioni di quel momento, apre uno spazio in cui puoi crescere, assumerti la responsabilità delle conseguenze senza snaturarti.

Stai pensando di diventare freelance creativə?

Molte delle persone che affianco come business coach sono in stallo. Spesso si tratta di professionistə dipendenti, in gran parte laureatə, estremamente competenti e con una visione già delineata: hanno talento e grinta. Eppure, sentono che manca un pezzo del puzzle per fare il grande salto e passare al lavoro freelance.

Se ti riconosci in questa descrizione, posso aiutarti a fare chiarezza, capire se questa è la strada giusta per te e come raggiungere il successo che meriti.

Se vuoi approfondire o desideri sapere come possiamo lavorare insieme scrivimiinfo@fulviasilvestri.it

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