Come diceva Pirandello, impariamo a nostre spese che nel lungo tragitto della vita incontriamo tante maschere e pochi volti. La maschera è spesso un rimedio che indossiamo per difenderci e sopravvivere, non vorremmo farlo ma lo sentiamo necessario per essere invitati a quella festa che è il vivere quotidiano.

Qualche giorno fa leggevo che secondo la psicoanalisi si possono distinguere cinque ferite con le rispettive maschere:

1. la ferita del rifiuto e la maschera da fuggitivo
2. la ferita dell’abbandono e la maschera da dipendente
3. la ferita dell’umiliazione e la maschera da masochista
4. la ferita del tradimento e la maschera del controllo
5. la ferita dell’ingiustizia e la maschera del rigido

Ho realizzato che alcune di queste maschere le ho indossate anche io e credo di essere in buona compagnia.

Soprattutto da giovani, crediamo di dover nascondere le nostre paure e le nostre debolezze, cerchiamo consensi e celiamo la nostra vera identità, utilizziamo una maschera per sembrare più forti, più capaci, indistruttibili.

Ci nascondiamo perché gli altri non ci feriscano con le loro critiche, fuggiamo perché siamo talmente feriti da credere che senza quella maschera forse non riusciremmo a farcela. Le maschere ci salvano perché ci proteggono ed evitano che gli altri continuino a ferirci.

Ma può arrivare un momento nella vita in cui ti accorgi che hai bisogno di crescere, di essere autentico, costi quel che costi.

E come si fa allora a togliersi la maschera?

Togliersi la maschera non è facile, ci vuole tanta consapevolezza e molto coraggio: capire come vuoi vivere davvero la tua vita e comprendere che riuscirci o meno dipende da te.

Avere il coraggio di mostrare la propria nudità e fragilità e vivere senza bisogno di doversi schermare significa avere una comunicazione reale con il mondo che ci circonda: se io mostro la mia vera identità allora gli altri possono fidarsi di me e posso creare rapporti autentici.

Ma perché questo avvenga dobbiamo scegliere consapevolmente di farlo, metterci in gioco e in discussione, sapere che potremmo perdere qualcosa del nostro passato lungo il percorso e assumerci la responsabilità delle nostre intenzioni, delle nostre emozioni, delle nostre azioni o non azioni.

Cambiare è sempre un viaggio alla fine del quale c’è la parte vera di noi.

 

Balla, canta, ridi, vivendo intensamente ogni giorno, ogni attimo della tua vita, prima che l’opera finisca senza applausi… (Charlie Chaplin)

 

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