Che si tratti di una situazione professionale o privata, quando comunichiamo abbiamo sempre un obiettivo: ricevere un appuntamento, concludere un contratto, fissare un incontro che porti a una relazione oppure a un risultato economico.

 

Molto parte da qui: da una buona comunicazione!

Se non mettiamo a segno questo primo colpo, tutto il resto – l’incontro, la relazione, l’accordo, la vendita – potrebbero anche non verificarsi mai.

Come diceva Oscar Wilde,

Non esiste una seconda occasione per fare una prima buona impressione.

 

E tu come comunichi?

Ti sei mai chiesto come ti vedono gli altri da fuori? Riesci a cogliere le sfumature quando il tuo interlocutore ti parla?

Uno dei fattori di base per poter comunicare bene è conoscere le componenti non verbali e paraverbali del linguaggio. Lo sguardo, le espressioni facciali, i gesti, le posture sono elementi del linguaggio non verbale, mentre il ritmo, il tono e altre manifestazioni sonore fanno parte del paraverbale.

Riconoscere gli elementi che intervengono nella comunicazione ci aiuta a scaricare le tensioni tipiche dei rapporti interpersonali, facilita la vicinanza e la comprensione reciproca e quasi sempre produce buoni risultati.

Tra due soggetti che interagiscono, un emittente e un ricevente, ci sarà sempre e in ogni caso una comunicazione, un messaggio:

1° assioma di Paul Watzlawick: è impossibile non comunicare

  • Se mi parli o mi scrivi e non ti rispondo, ti sto comunque comunicando qualcosa.
  • Se ti dico “non ti sopporto davvero più…” ma il mio viso è allegro e sorridente, ti do una pacca sulla spalla e ti abbraccio, è chiaro che il messaggio è un altro.
  • Se le mie parole sono gentili ma le mie braccia sono fermamente incrociate e il mio corpo è pronto a uscire dalla stanza, ti sto educatamente ma inequivocabilmente comunicando che non provo interesse (per te o per il contenuto del discorso) e non vedo l’ora di liquidarti.

 

Cosa significa essere consapevoli nella comunicazione?

Essere consapevoli nella comunicazione significa fare in modo di comprendersi reciprocamente: ti ho comunicato qualcosa, tu l’hai compreso, io so di essere stato compreso, ci siamo capiti, siamo consapevoli di quel qualcosa e l’informazione è stata integrata.

È necessario individuare una modalità che permetta di creare una comprensione reciproca ed è chi comunica che ha la responsabilità di trovare il modo di fare arrivare il messaggio all’altro.

È possibile?

Sì, se hai la volontà di farlo e scegli un allenamento mirato.

Quante volte ci capita di dire o di sentir dire “io quel che dovevo dire l’ho detto, ora chi vuol capire… capisce“. Un’affermazione di questo tipo è sempre un errore perché c’è una delega della responsabilità all’altro, ma non è possibile pretendere che l’altro ti comprenda: devi essere abile tu a farti comprendere!

Ti suggerisco di iniziare con una lettura semplice ed efficace, Farsi capire di Anna Maria Testa.

Essere consapevoli è alla base di una buona comunicazione, e se sei un libero professionista, un docente, un manager, un imprenditore o in generale una persona che ha necessità di relazionarsi con gli altri, non puoi sottovalutarne l’importanza.

Quanto sei disposto a metterti in gioco?

Quanto sei disposto a sperimentare, a uscire dalle tue convinzioni, a investire tempo ed energie per migliorarti?

E’ necessario dare un senso alle cose che facciamo, è importante avere in mente un piano: a chi ci rivolgiamo? Cosa vogliamo comunicare? Quanto ci proponiamo di guadagnare? Cosa vogliamo portarci a casa?

Cerchiamo di credere noi per primi in noi stessi e in quello che facciamo, perché questo è ancora il modo migliore per convincere gli altri e azzeccare le mosse giuste.

Aiutarti a comunicare meglio fa parte del mio lavoro di consulente e business coach, contattami per un incontro conoscitivo e raccontami in cosa senti di dover migliorare.

Esistono sempre tre discorsi dietro ad ognuno dei discorsi che avete fatto: quello in cui vi siete esercitati, quello che avete realmente fatto e quello che avreste voluto fare.
(Dale Carnegie)