Spesso ci capita di ascoltare persone che ci incantano e ci lasciano a bocca aperta tale è la loro bravura nel parlare in pubblico. Sicuramente essere dei buoni oratori può essere, in parte, una dote innata, ma la verità è che la preparazione è necessaria per tutti.

Molti di noi hanno una certa predisposizione alle relazioni interpersonali e fanno meno fatica di altri ad acquisire alcune competenze: ascoltare, parlare, la battuta giusta al momento giusto, comunicare efficacemente.

Ma è necessario eliminare la convinzione che si possano ottenere ottimi risultati senza essersi preventivamente preparati, perché come diceva Mark Twain

«Solitamente mi ci vogliono tre settimane per preparare un valido discorso improvvisato.» 

 

Una buona preparazione deve prevedere di curare i contenuti della nostra comunicazione, scegliere temi appropriati, calzanti e stimolanti, da sottoporre al nostro interlocutore per guadagnare il suo ascolto attivo e raggiungere il nostro obiettivo.

Che si tratti di un discorso in pubblico o di un incontro di tipo professionale, c’è sempre un lavoro da fare a monte: valutare il momento opportuno per parlare, studiare gli argomenti da trattare e le domande da porre, prevedere possibili risposte o quesiti. Trovare ciò a cui il nostro interlocutore è interessato perché solo così avremo la sua attenzione.

Sottovalutare la preparazione dei contenuti e del contesto può esporci a delle difficoltà o a un fallimento della comunicazione, così come a scuola rischiavamo di prendere un brutto voto se interrogati a sorpresa!

E poi ricordiamoci che

Col tono giusto si può dire tutto, col tono sbagliato nulla: l’unica difficoltà consiste nel trovare il tono. (George Bernard Shaw)

 

Una buona preparazione riguarda anche la comunicazione non verbale e il paraverbale:  lo sguardo, le espressioni facciali, i gesti, le posture e tutte le manifestazioni sonore della voce raccontano più di quanto non pensiamo. La comunicazione umana, infatti, è verbale solo per il 7%, paraverbale per il 38% e non verbale per il 55%.

Saper riconoscere certi segnali, ed essere consapevoli del modo in cui noi stessi li manifestiamo, rappresenta un grande aiuto.

Come è possibile acquisire la consapevolezza della propria immagine?

Se qualcuno ci raccontasse, con onestà e competenza, come gesticoliamo, dove guardano i nostri occhi mentre parliamo, in che modo stiamo seduti, come sono chiuse o aperte le nostre spalle o le nostre gambe e così via, potremmo avere un’idea di come veniamo percepiti e di quanto riusciamo (o meno) a controllare la nostra comunicazione.

Se non possiamo intraprendere un percorso di formazione di business coaching o public speaking, l’unica alternativa è cercare di guardarsi da fuori.

Un esercizio molto utile può essere quello dello specchio: 

parlare davanti allo specchio, per acquisire un po’ di confidenza, e poi registrarsi! Riguardando il video, vi accorgerete dei possibili errori, tic, atteggiamenti e toni che non vi piacciono. Guardandovi da fuori vi sarà più facile giudicarvi con obiettività. E, un po’ alla volta, correggervi.

Questo è un esercizio molto semplice (basta un comune smartphone per registrarsi),  fondamentale e da ripetere fino a che non avrete trovato la vostra formula con la quale vi sentite sicuri.

La nostra capacità di comunicare può facilitarci la vita, privata e professionale, garantirci ottimi risultati e regalarci grandi soddisfazioni. Se decidi di lavorarci, contattami: bastano poche sessioni per fare progressi.

Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione. (Zygmunt Bauman)