un fiammifero di luce illumina la mappa

Non so se anche tu rientri nel fortunato 95% della popolazione che è dotato di un buon senso dell’orientamento o se, come me, sei tra gli altri 5 su 100 che si perdono anche se cambiano quartiere – no, dai, città – o che, per dirla con eleganza, soffrono di disorientamento topografico.

È una caratteristica che può suscitare simpatia, ansia o fastidio; in ogni caso è ormai noto che i responsabili di questa abilità sono alcuni specifici neuroni che fanno parte del sistema limbico, collocati precisamente nell’ippocampo. Curioso scoprire che l’orientamento è collegato al senso dell’olfatto, di cui condivide alcuni recettori nervosi; non a caso molti mammiferi si orientano, migrano e sopravvivono grazie agli odori.

La buona notizia è che il senso dell’orientamento si può esercitare e affinare. Sia in senso stretto, grazie a discipline sportive come l’orienteering, sia in generale nella vita, con un po’ di metodo e di allenamento, a patto di non perdere autostima e scoraggiarsi – che è un attimo.

Se la tua soluzione invece è usare il navigatore, capisco; ma sappi che stai barando e così il cervello si impigrisce.

Cosa c’entra il coaching con tutto questo?

Moltissimo: il coaching sta alla tua vita professionale (e personale) come la bussola sta all’orientamento. È uno strumento, anzi un’intera metodologia, che ti aiuta a indirizzarti, a capire dove sei e dove puoi andare.

La richiesta di coaching nasce spesso da una crisi, da uno sbandamento, dal bisogno di un sostegno quando vengono meno le forze o la lucidità e ci sentiamo, appunto, disorientati.

Esattamente come nel nostro funzionamento cerebrale, per rimettersi sul percorso e raggiungere una meta servono 2 variabili. Occorre sapere:

  • dove ci si trova
  • dove si sta andando.

Lo dico da anni, ma ora che anche tre premi Nobel sono dalla mia, non ci sono più scuse 😉.

[Forse non tutti sanno che…] Nel 2014, il premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia è andato a tre scienziati che hanno ricostruito come funziona il GPS interno del cervello. I ‘neuroni di posizione’ individuano dove sei (scoperta di John O’Keefe); i ‘neuroni griglia’ si ambientano nello spazio e ti dicono dove stai andando (scoperta dei coniugi May-Bitt ed Evard Moser). La combinazione dei 2 sistemi sta «alla base della nostra capacità di orientarci nello spazio» (fonte).

Però non è solo un fatto meccanico; funziona se mantieni attivo un senso di libertà e di fiducia. Infatti «anche la psicologia gioca un ruolo chiave nella nostra capacità di orientarci: ci orientiamo peggio quando siamo in apprensione» (fonte).

La metodologia del coaching offre esattamente questo: ti aiuta a capire dove ti trovi ora, dove vuoi (e puoi) andare e come recuperare le energie, le risorse e l’equipaggiamento per raggiungere la tua destinazione. Sostiene la motivazione, verifica di volta in volta le tue tappe intermedie e ti incoraggia a proseguire sulla strada che hai individuato come buona per te.

Se tutto questo ti orienta bene (cheers), se hai voglia di viaggiare e di muoverti, di aprire i tuoi orizzonti, di sapere dov’è il tuo est, iscriviti alla newsletter e approfitta subito di un primo esercizio di orienteering: Scopri il tuo Superpotere. Potrai godere del mio feedback gratuito.

Se invece vuoi affrontare e disegnare il tuo cambiamento, ti propongo il percorso Scenario, con cui ti aiuto a ripensarti per trovare la soddisfazione che oggi ti manca.


Foto di copertina: by S Migaj / Unsplash.

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