Tutti sanno organizzare, dirigere e motivare? Qual è la differenza tra un capo e un leader? Chi è il vero leader del tuo gruppo di lavoro o di famiglia?

Ci confrontiamo ogni giorno con questa parola, anche un po’ abusata, che ci rimanda a romantici condottieri o a spietati dittatori: il leader!

Ma chi possiamo definire veramente come un leader?

Chiunque lavori in un’azienda o in generale viva situazioni di gruppo si confronta ogni giorno con persone e caratteri diversi, sopporta atteggiamenti spesso discutibili e tollera approcci, fisici e verbali, al limite dell’accettabile; e abbozzare è tanto più necessario se l’interlocutore è anche il tuo capo…

Siamo sicuri che il capo sia anche il leader?

Nella mia esperienza professionale, ho conosciuto sia capi che leader e ho individuato le seguenti differenze.

L’ autoritario

Interviene sempre e vuole essere messo al corrente di quello che accade: tutto deve essere sotto il suo controllo. E’ convinto di capire più degli altri e di fare sicuramente meglio degli altri: non è democratico perché quello che decide lui è la cosa migliore in assoluto.

E’ convinto che avere un atteggiamento perentorio e arrogante equivalga a essere un leader.

Se ha la fortuna di dirigere un gruppo di persone impreparate e deboli, come capo può anche funzionare; le persone più motivate e più competenti, invece, soffriranno molto e potrebbero decidere di cambiare lavoro sentendosi svilite e private della propria autonomia e creatività.

Il laterale

Intende il proprio ruolo come uno smistatore, un coordinatore e un distributore di incarichi ai quali, ovviamente, dovranno provvedere i subalterni. Interpreta il personaggio con la targhetta in bella mostra ed è convinto di essere il capo per il solo fatto che qualcuno lo ha designato, o meglio incoronato, come tale.

Se dirige un gruppo di persone competenti riuscirà a restare a galla, ma l’umore dei collaboratori ne risentirà pesantemente essendo i malcapitati costretti ad accollarsi tutto il lavoro con conseguenti ripetuti travasi di bile.

L’autorevole

E’ affidabile e giusto nel ruolo, conosce il proprio lavoro e lo gestisce con sicurezza. Quando gli altri hanno bisogno di lui, li accoglie ed è disponibile a fornire indicazioni o a intervenire in prima persona sul problema, se necessario.

Di regola ha un buon rapporto con i propri collaboratori che lo stimano e che riescono a conservare una certa dose di autonomia. Potrebbe mancare, però, un po’ di brio e di motivazione nel gruppo.

Il leader

Non necessariamente è anche il capo, ma sicuramente è quello che traina il gruppo. Il suo segreto: una buona comunicazione.

Il leader non ha bisogno di apparire arrogante perché sa che pregiudicherebbe solo l’efficacia della comunicazione, ma neppure di mostrarsi fintamente umile rischiando di sembrare fragile. Sa essere assertivo, equilibrato, risoluto, incisivo e persuasivo senza essere né superbo né remissivo.

Sicuramente un leader deve essere ottimista, resiliente, intuitivo, attento e responsabile, ma non basta: è il modo in cui dice le cose che mostra la sua considerazione per gli interlocutori e il tipo di relazione che stabilisce con loro.

Il leader è quello che, nel comunicare, risulta autentico e credibile: è come noi vorremmo essere.

“… la tua efficacia dipende dall’abilità di raggiungere gli altri grazie alle parole e a ciò che scrivi”. (Peter Drucker)

 

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