Quando non se ne può più si cambia, diceva Moravia. Il cambiamento è una mutazione, il passaggio da una condizione ad un’altra, e può essere una rivoluzione copernicana, una trasformazione parziale o una variazione minima della situazione attuale.

Un cambiamento può non essere una scelta e dipendere da altre persone o da fattori esterni. Affrontare una condizione nuova che modifica la tua vita, se non si è preparati a farlo, se stai vivendo un momento di shock o confusione, può essere molto difficile da sostenere da soli. Sono fermamente convinta che in questi casi un aiuto psicoterapeutico sia davvero utile.

Se il cambiamento è desiderato, invece, se nasce da un’esigenza e da una spinta intrinseca a modificare qualcosa nel tuo scenario attuale, allora è un terreno fertile.

Per valutare quanto si è pronti al cambiamento, un metodo semplice quanto efficace è la Formula di David Gleicher o Equazione del Cambiamento: è una regola applicabile ad ogni campo della vita ed esprime il processo che accade interiormente ad un individuo quando si trovi davanti al dover prendere una decisione importante che si presuppone possa cambiare lo status quo.

La formula è: C = I x V x P > R

Il Cambiamento avviene quando il risultato di Insoddisfazione (dello stato attuale) moltiplicato per la Visione (del progetto che vediamo davanti a noi) moltiplicato per i Primi passi (che ci troviamo a fare in quella direzione), è maggiore della Resistenza che incontriamo nel cambiamento stesso.

Il tuo livello di insoddisfazione, moltiplicato per la chiarezza di idee sul tuo progetto futuro, moltiplicato per la conoscenza dei passi da compiere e della volontà di agire in concreto, deve essere maggiore della tua resistenza al cambiamento. Solo così il cambiamento è possibile.

Se le tue convinzioni e le tue opposizioni sono così forti da non farti prendere in considerazione l’idea di andare nella direzione di un miglioramento, allora, in questo momento, per te il cambiamento non è attuabile.

“Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare.” SIR WINSTON CHURCHILL

 

Sono una persona schematica e mi piacciono le sintesi; qualche anno fa, ispirata da questo articolo di Bernadette Jiwa, ho realizzato che il concetto, valido per la comunicazione, può essere trasferito all’ambito del cambiamento personale e professionale.

Così ho creato la mia scala del cambiamento che adesso ti racconto, gradino per gradino.

 

 

1.RICONOSCIMENTO

Il primo gradino della scala del cambiamento è quello in cui è importante riconoscere se c’è una effettiva esigenza di modificare lo stato attuale delle cose.

Le prime domande che puoi farti sono:

  • qual è la mia reale insoddisfazione e, se potessi, cosa vorrei davvero cambiare in questo momento?
  • Il cambiamento che desidero risolve il problema giusto?
  • Avverto un reale bisogno di cambiamento o sto fuggendo da qualcosa o qualcuno?

Distinguere con sicurezza e dirsi la verità, senza vergogna, è un passaggio preliminare rilevante prima di intraprendere il resto del viaggio.

 

2.CONSAPEVOLEZZA

Se hai sentito risuonare in te il desiderio di un cambiamento, o di un miglioramento anche solo parziale di quel qualcosa che adesso non sta funzionando come vorresti, puoi cominciare a dare un nome alle ragioni che ti spingono in quella direzione. Sapendo che il cambiamento è un processo e ha i suoi tempi.

Parti dalla consapevolezza del dove sei e del dove vuoi arrivare, per capire come fare.

Parti dall’analizzare i tuoi bisogni, i tuoi valori e le tue priorità.

Questa fase è il momento giusto per diventare più consapevoli di noi stessi:

  • quali miei comportamenti, abitudini o atteggiamenti sono virtuosi e quali mi stanno rovinando la vita?
  • Quali sono i miei punti di forza e come li sto mettendo a frutto?
  • Quali sono le mie debolezze – quelle criticità che mi fanno paura, sulle quali scivolo sempre (io le chiamo, infatti, bucce di banana!) –  e so come gestirle?

Su questo tema ho scritto questo articolo in cui ne parlo in modo più approfondito e troverai degli strumenti concreti per poter lavorare sulla tua personalità.

Prima di passare al gradino successivo, è bene avere coscienza di quali sono le tue fragilità, le emozioni negative che ti limitano nelle decisioni e nelle azioni, così sarai meno sguarnito di fronte agli ostacoli che, inevitabilmente, incontrerai 🙂

 

3.VISIONE

Il terzo gradino è quello in cui si intensifica la progettualità. Qui è necessario:

  • sviluppare la capacità di definire la situazione futura
  • portare in evidenza qual è lo scopo che ti motiva ad agire in una certa direzione
  • capire dove e come ti vedi alla fine del viaggio.

“Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo”. ALAN KAY

 

Chiediti:

  • cosa voglio portarmi a casa da questo cambiamento?
  • Qual è l’obiettivo che voglio raggiungere?

Questo passaggio di definizione dei tuoi obiettivi non è semplice e immediato, è una vera e propria messa a terra di quella che è la tua identità e il tuo modello di vita e lavoro, da tradurre in un vero e proprio piano di azione.

La visione è il te che vuoi essere tra 3/5/10 anni.

La visione è ciò che diventerai in base alle decisioni che prenderai.

La visione è la somma degli obiettivi che realizzerai.

Per lavorare su questo e altri temi che riguardano l’identità e il modello di business, ho creato il mio Percorso Scenario.

4.ADOZIONE

Il quarto gradino è quello in cui è importante adottare comportamenti che ti consentano un confronto aperto e costruttivo con gli altri.

È importante comprendere:

  • qual è il territorio in cui ti muovi, quali persone ti influenzano, in positivo e in negativo
  • come ragioni, quanto i tuoi pensieri ti stanno condizionando e frenando rispetto ai risultati che vuoi raggiungere.

“Se vuoi qualcosa che non hai mai avuto, devi fare qualcosa che non hai mai fatto.” Thomas Jefferson

 

È adottare un nuovo mindset, io lo chiamo anche fare il click!”.

Se cambi tu, cambia tutto il resto intorno a te e, solo allora, riuscirai ad abbracciare il nuovo, a capire come adattarti, anziché averne paura e nasconderti per non incontrarlo.

L’attitudine gioca un ruolo fondamentale verso qualunque obiettivo, figuriamoci nel cambiamento: come fai una cosa è come fai qualunque cosa!

 

5.AZIONE

Nel quinto gradino è d’obbligo buttarti e sperimentare.

È possibile che nel corso delle fasi precedenti l’entusiasmo abbia perso lo smalto iniziale e si sia trasformato in pessimismo cosmico. Forse era sballato l’ottimismo alla partenza? O forse è esagerato il livello attuale di negatività?

In ogni caso, l’azione è lo strumento più utile per tenere alta o far risalire l’asticella della fiducia, in te e nel progetto. L’azione è sempre la benzina che alimenta la nostra macchina e che rinforza la nostra autoefficacia.

Se non riesci a produrre azioni concrete, il rischio è di scivolare nella procrastinazione.

Procrastiniamo alcuni compiti perché sono noiosi, difficili, frustranti; rimandiamo un lavoro perché ci manca una motivazione o semplicemente perché non abbiamo convinzione e idee chiare sul da farsi.

Insieme a Chiara Battaglioni, mia fida socia e amica, abbiamo creato Il Cambiamento Produttivo, un progetto per lavorare sugli obiettivi e sugli strumenti più utili per metterli a terra. Qui trovi i nostri servizi e come possiamo lavorare insieme.

“Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.”

MARTIN LUTHER KING

 

6.ADESIONE

Mindset e azione insieme ti aiuteranno ad avvicinarti sempre di più al tuo macro obiettivo – al risultato – attraverso obiettivi di processo.

Un obiettivo di risultato è finalizzato al raggiungimento di un dato specifico (ad es. acquisire 5 clienti in 6 mesi o fatturare 10 mila euro in più in un anno).

Un obiettivo di processo, invece, punta a formare e installare un’abitudine. A creare un metodo per trasformare e realizzare.

La forza degli obiettivi di processo è che, una volta acquisita l’abitudine, anche solo un gesto o un’attività molto breve, ti riuscirà praticamente automatico applicarla in modo costante e regolare.

Prima di tutto, è importante riconoscere cosa trasformare, comprendere quale sarebbe il vantaggio della nuova abitudine (a livello pratico o emotivo) e  trovare l’elemento di svolta, di gratificazione, che può essere utile per invertire la rotta.

Ti faccio un esempio che mi riguarda.

Io sono sempre stata più performante nelle ore serali, sono il cosiddetto gufo, mentre faccio molta fatica a svegliarmi al mattino. Le vicende della vita, però, sia lavorative che familiari, hanno fatto di me un’allodola che si deve alzare presto.

Negli anni, e ormai sono decenni, ho capito che dovevo eliminare la mia negatività mattutina (causa) per guadagnare energie preziose (vantaggio). Fare colazione con la mia famiglia (abitudine), con una tazza di caffè americano e dei cibi sani ma appaganti, è diventato un passaggio irrinunciabile.

L’abitudine di fare sempre colazione, riempie lo spazio tra l’alzarmi dal letto e l’essere  al lavoro, interrompe la narrazione “ah, io al mattino non ce la faccio”, e io mi sento davvero più attiva e produttiva.

Formare abitudini è un processo che richiede tempo e impegno, alla base c’è la volontà di creare valore in tutto ciò che facciamo, per noi e per gli altri.

Sai che sarai in grado di regolamentarti e di costruire abitudini virtuose solo se riuscirai a sacrificare il piacere immediato per una felicità futura. Sai che ce la farai:

  • se metterai al primo posto le tue aspirazioni e i tuoi obiettivi, non quelli di qualcun altro
  • se rispetterai coerentemente e concretamente i tuoi valori.

Il miglior investimento che puoi fare è su te stesso – Warren Buffet

 

7.ISPIRAZIONE

E, dulcis in fundo, al termine di questo percorso, durante il quale il cambiamento è avvenuto e si è consolidato, potresti diventare tu un modello di ispirazione per chi ti osserva.

L’evidenza della tua efficacia nel processo di trasformazione, personale o professionale, ti permetterà di raccontare e ispirare gli altri attraverso la tua storia.

Qui ti racconto il mio cambiamento professionale a 45 anni.

Oggi sono la persona che avrei voluto incontrare allora, e ho creato i miei servizi per aiutarti se il cambiamento lo stai già affrontando, o se stai cercando di trovare le idee e il coraggio per imboccare una strada nuova.

Io ce l’ho fatta e sono convita che puoi farcela anche tu.

 

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