Che valore dai al tuo lavoro, alle tue relazioni e alle piccole e grandi imprese che compi ogni giorno? Sei consapevole dell’importanza di ciò che fai o tendi a sottovalutarti e a sminuirti?

E’ difficile comprendere e ammettere il nostro valore, e ancora più difficile è comunicarlo agli altri: il più delle volte il problema è che ci raccontiamo anche peggio di come ci vediamo realmente!

Perché ci raccontiamo male?

Una scorretta narrazione di quello che siamo è probabilmente frutto di antichi retaggi culturali e sicuramente di meccanismi familiari dentro ai quali ci si avvita, continuando a girare a vuoto, solo perché in fondo si è sempre fatto così.

Raccontiamo a noi stessi e agli altri che abbiamo commesso errori, che siamo pieni di insuccessi, che abbiamo tanti difetti a causa dei quali viviamo una vita infelice e al ribasso: il risultato è che gli altri ci credono e ci credi anche tu!

Raramente parliamo delle nostre gioie e dei nostri risultati; ci dimentichiamo che esistono aggettivi positivi per descriverci, che rappresentano quello che siamo e le cose che facciamo: con coraggio, convinzione, dedizione e amore.

 

E quello che non ci diciamo finiamo per non vederlo.

 

Come è possibile cambiare la nostra narrazione?

Elimina le parole negative dal tuo lessico, impara a trasformare le parole pesanti in parole galanti; sottrai dal tuo racconto le paure e le debolezze, che appartengono a te come a tutti, e aggiungi la tua parte autentica e concreta.

Ti consiglio un esercizio semplice ma molto efficace:

• scrivi su un foglio tre aggettivi negativi con i quali solitamente ti racconti (e pensa ai motivi che ti inducono a ritenere che queste parole ti rappresentino);
• trova e scrivi tre aggettivi positivi che puoi sostituire ai primi tre negativi, che trasformino le parole pesanti in parole galanti, ossia che ti descrivono al meglio.

Ti faccio un esempio che mi riguarda: fin da bambina sono sempre stata piuttosto solitaria, mi è sempre piaciuto passare del tempo a leggere e a scrivere o a dipingere. Non ho mai disdegnato i giochi in compagnia e sono sempre stata (e lo sono ancora!) molto socievole, ma quando mi dedicavo alle mie attività venivo etichettata come pigra e asociale.

Negli anni ho capito che sono una persona riflessiva, cerco spesso uno spazio per coltivare la mia individualità semplicemente perché ho una mia vena creativa alla quale non voglio rinunciare.

Ecco come le parole che ci hanno affibbiato, e che anche noi ci siamo raccontati per anni, diventano una rappresentazione errata di noi: finiamo per crederci e per comportarci di conseguenza.

Ma essere riflessiva e creativa è molto diverso e molto meglio che essere pigra e asociale: non trovi?

Durante queste ferie estive, fatti una promessa e ripetiti più spesso che puoi: smetto di svalutarmi e imparo a raccontarmi!

Per qualche settimana il blog va in vacanza, ma se il post ti è stato di ispirazione e vuoi raccontarmelo scrivimi una mail o lasciami un commento, mi farà molto piacere e ti risponderò al più presto.

Buone vacanze a tutti! 🙂

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