Autostima e autoefficacia: il segreto della fiducia in sé stessi
In questo articolo ti spiego in cosa consiste l’autostima, cosa può viziarla e cosa alimentarla. E mi riferisco in particolare a un’altra qualità importante e forse meno nota: l’autoefficacia, che con l’autostima va a braccetto.
C’è un tema che torna sempre, con nomi diversi: sicurezza, fiducia, coraggio, credere in sé. Mi sono documentata e arrovellata per anni sull’autostima, sia per me stessa, sia per i miei coachee. Perché ammettiamolo: è un tema richiestissimo, che veste bene a tuttə. Non ne abbiamo mai abbastanza, c’è sempre margine di miglioramento e conquista.
Ma sotto, spesso, ci sono due concetti distinti che continuiamo a mescolare come se fossero la stessa cosa: autostima e autoefficacia. Il risultato? Cerchi di aumentare l’autostima, mentre il problema vero è che non ti senti capace di far accadere le cose.
Perché confondiamo autostima e autoefficacia (e cosa ci costa nel lavoro)
Perché suonano simili: “se mi manca fiducia, allora mi manca autostima”.
Peccato che questo ragionamento spesso ti porti a intervenire nel punto sbagliato.
Quando confondi i due concetti, succede questo:
-
rimani bloccatə nelle scelte (“non so se cambiare”, “non so se posso farlo”)
-
hai paura di esporti (“quando sarò prontə”, “quando mi sentirò sicurə”)
-
accetti un ruolo, clienti e progetti che non ti rappresentano o hai paura di aumentare i prezzi
-
ti manca centratura e non riesci a comunicare in modo efficace
L’obiettivo non è aspettare di sentirti meglio, ma costruire una fiducia utilizzabile e che ti faccia agire.
Cos’è l’autostima?
Secondo la definizione di Umberto Galimberti – se mi segui, sai quanto ami questo autore –
l’autostima è «la considerazione che un individuo ha di sé stesso».
È una autovalutazione che si basa su una serie di percezioni che abbiamo di noi stessi, per esempio sul confronto tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere, ma anche su cosa crediamo che gli altri pensano di noi.
L’autostima è la valutazione realistica e stabile che abbiamo di noi stessi: quanto ci riconosciamo valore, competenza e capacità di affrontare ciò che accade.
Non è sicurezza assoluta né pensiero positivo: è il modo in cui interpretiamo chi siamo e cosa possiamo fare, e da cui dipendono scelte, relazioni, lavoro e direzione.
Lo psicologo e filosofo americano William James definiva l’autostima come il rapporto tra il Sé percepito e il Sé ideale. Il Sé percepito è la considerazione che hai di te, le caratteristiche e qualità che valuti di avere; il Sé ideale la persona che vorresti essere.
Secondo James, una persona ha una bassa autostima quando il Sé percepito è inferiore al Sé ideale. Più è ampia la discrepanza tra come ci vediamo e come vorremmo essere, più la nostra disistima aumenta.
In termini più semplici e concreti possiamo dire che l’autostima è la differenza tra le aspettative che abbiamo di noi e i successi che siamo in grado di generare.
Il bello del Sé ideale è che ci stimola alla crescita e a raggiungere i nostri obiettivi, ma se lo collochiamo troppo distante da quello reale, può darci ansie ed emozioni negative. Per ridurre il gap, possiamo o ridimensionare le nostre aspirazioni (peccato…) o cercare di migliorarci (fosse facile!).
Il problema è che, quando facciamo autoanalisi, la nostra autostima è falsata dalle nostre pippe mentali o, detta in modo più elegante, da frequenti bias e distorsioni cognitive, ossia pensieri sparsi, arbitrari, quasi mai supportati da dati oggettivi.
Quando l’autostima si vizia: confronto, aspettative e sguardo degli altri
L’autostima si altera facilmente quando:
-
ti confronti con standard irreali
-
confondi il valore con la prestazione
-
ti misuri con l’approvazione esterna
-
ti racconti che “dovresti essere già arrivatə”
Entra in gioco una dinamica cruciale: la narrazione interiore. Se la tua mente produce costantemente interpretazioni tossiche, la tua considerazione di te non resta neutra: si restringe.
I film mentali e la narrazione interiore
Ti faccio qualche esempio di alcuni pensieri distorti ricorrenti, che partono nel nostro cervello (poi fammi sapere se ti riconosci):
- Sento che… le cose non andranno bene.
Pensiamo in modo emotivo e irrazionale, ignoriamo qualsiasi possibilità di successo. Entriamo in uno stato di negatività, ansia e paura, ancora prima che il peggio sia avvenuto. La narrazione tipo è: “Non mi butto, tanto non ce la faccio”. - Vedo che… andrà a finire così.
Partiamo da convinzioni limitanti e in base a quelle filtriamo la realtà. Anziché vedere il quadro completo, ne enfatizziamo una parte. Il nostro cervello farà di tutto per confermare ciò che abbiamo già stabilito e, alla prima evidenza, diremo con soddisfazione: “Ecco, lo sapevo che sarebbe finita così!”. - So già che…
Pur non avendo alcun dato oggettivo, crediamo di sapere quello che gli altri provano e pensano di noi. Così evitiamo qualsiasi approccio o sforzo comunicativo: “Tanto lo so che non mi sopporta…”.
Questi meccanismi sono tanto inutili quanto dannosi e purtroppo consueti. Sono tra i maggiori sabotatori dei nostri progetti di vita e lavoro.
Lungi dal rappresentare un miraggio, l’autostima dovrebbe stimolare un processo continuo e per così dire ‘neutro’ di autovalutazione, allo scopo, da un lato, di tenere allenate le nostre abilità e punti di forza, e dall’altro di gestire le nostre criticità o, come le chiamo io, bucce di banana, su cui scivoliamo regolarmente. Queste attività andrebbero previste come una sorta di manutenzione costante, di tagliando regolare di noi stessi.
Ma se ora ti dicessi che c’è qualcosa che viene prima dell’autostima ed è così strettamente connessa che può addirittura alimentarla? Sto parlando dell’autoefficacia o agentività.
Autoefficacia: definizione e significato operativo
Se l’autostima riguarda il valore, l’autoefficacia riguarda la capacità percepita: è la convinzione di saper organizzare e mettere in atto azioni utili per ottenere un risultato. Significa posso farcela non in senso generico, ma in senso operativo e concreto.
Autostima: valgo. Autoefficacia: riesco.
E la differenza è enorme, soprattutto nel lavoro. Perché puoi essere una persona di valore e sentirti comunque non capace in un ambito specifico (negoziazione, visibilità, leadership, gestione dei clienti).
Autoefficacia o agentività, ovvero la facoltà umana di far accadere le cose
L’autoefficacia è la convinzione realistica di poter gestire una situazione e raggiungere un risultato. È la fiducia nelle proprie capacità di agire, non nel proprio valore.
Quello dell’agency – o self-efficacy – è un concetto espresso dallo psicologo canadese Albert Bandura, altro mio mito. Potremmo tradurlo con: capacità di operare, di essere ‘agenti’, di portare a termine un compito.
Ti è mai capitato di pensare di una persona: “Riesce sempre bene in quello che fa”? Ecco, quell’individuo ha un buon senso di autoefficacia. Avere il progetto più bello del mondo non implica automaticamente farcela: è la nostra autoefficacia a fare la differenza.
Essere autoefficace però non significa essere bravə o intelligente, ma avere la capacità di trasformare le idee in azioni e le azioni in risultati concreti. Vale per tutti i campi: l’apprendimento, lo sport, l’organizzazione e il management, ma anche per i piccoli e grandi obiettivi quotidiani. Bandura definisce l’autoefficacia come:
«La convinzione di essere in grado di organizzare e compiere la sequenza di azioni necessaria a produrre un determinato risultato».
Non si tratta di una generica fiducia in sé, ma di un senso di adeguatezza, di confidenza, che si ha nell’affrontare i vari compiti, eventi e situazioni da gestire, in modo efficace e a proprio agio.
Il senso di autoefficacia non è l’insieme delle competenze che ti servono a fare bene qualcosa, ma la convinzione che hai nella possibilità di riuscirci. Questo senso regola anche il modo in cui ti poni davanti alle piccole e grandi scelte di tutti i giorni.
Cosa alimenta l’autoefficacia?
L’autoefficacia non nasce dal nulla, secondo le teorie di Bandura viene sostenuta da quattro fonti principali.
1) Esperienze di successo: costruire prove dirette
La fiducia cresce quando accumuli prove, esperienze. Non mi dico che posso, ma mi do piccoli compiti e li porto a casa fattivamente.
2) Modelli a cui guardare: le esperienze vicarie
Vedere qualcuno simile a te riuscire in qualcosa crea un effetto potente: riduce la distanza mentale. Se un altro essere umano che stimo ce l’ha fatta, allora posso trovare il coraggio e riuscire a fare altrettanto.
3) Feedback: parole che danno struttura
Un feedback buono è quello in cui scopri cosa hai fatto bene, perché ha funzionato, come puoi replicarlo. Questo rinforza sia autoefficacia che autostima.
4) Stati emotivi e fisici: il corpo influenza la fiducia
Se sei cronicamente stancə, in ansia o in iper-controllo, la tua percezione di efficacia crolla. Non ha nulla a che fare con le tue capacità, semplicemente il tuo sistema è in uno stato di allarme.
Esercizi concreti per aumentare autoefficacia e autostima
Diario delle prove: la cartella del tuo valore
Per 14 giorni, ogni sera scrivi:
-
1 cosa che hai affrontato
-
1 azione concreta che hai fatto
-
1 micro-risultato (anche piccolo)
-
1 competenza che hai usato
Questo crea una base di dati contro i film mentali.
Scala dei micro-passaggi: la fiducia a gradini
Scegli una cosa che rimandi (es. aumentare prezzi, proporti, chiedere un confronto).
Spezza in 5 gradini. Il primo deve essere quasi ridicolo da quanto è facile. Fai solo il primo. La fiducia arriverà dopo.
Stop ai film mentali: interpretazioni vs dati
Quando compare:
-
“andrà male”
-
“non sono capace”
-
“mi giudicheranno”
Scrivi: qual è il dato oggettivo?
Se non c’è, è narrazione tossica e autosabotante.
Diario delle prove passate: il superpotere
L’autoefficacia viene alimentata dalla fiducia generata da esiti positivi, successi personali e prove impegnative che abbiamo superato in precedenza.
Ai miei clienti suggerisco spesso di ripercorrere il passato alla ricerca di questi successi, per riconoscerli e celebrarli, affinché diventino generatori di nuovi successi, basati sugli stessi presupposti.
Per aiutarti in questo processo, ho creato l’esercizio creativo del Superpotere. Con questo esercizio di scrittura, ti guido a far mente locale su quanto di buono hai realizzato nel corso della tua storia, personale e professionale. È molto utile per rafforzare la tua autostima ed autoefficacia, e per darti nuova linfa e motivazione verso le sfide che ci aspettano ogni giorno.
Come possiamo lavorarci insieme
Arriva sempre un momento in cui serve fermarsi e guardarsi con più onestà: capire dove sei, cosa vuoi davvero e quali risorse puoi attivare per arrivarci.
Autostima e autoefficacia non sono etichette psicologiche, ma strumenti di orientamento: ti aiutano a prendere decisioni più consapevoli e a costruire un percorso professionale che non ti tradisce e ti rappresenta.
Nel mio lavoro unisco:
-
chiarezza (obiettivi, direzione, posizionamento)
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brand umano (identità, linguaggio, coerenza)
-
strategia (azioni, comunicazione, risultati)
Se senti che questo è un buon momento per lavorare sulla tua identità professionale, definire obiettivi chiari e rafforzare la tua capacità di agire con più lucidità, possiamo farlo insieme, con un percorso pratico, concreto e centrato su di te.
📩 Scrivimi se vuoi capire da dove partire o prenota un’ora su Zoom per iniziare a lavorarci da subito. A volte basta il passo giusto, fatto nel momento giusto, per rimettere in movimento tutto il resto.




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